Corona, l’avvocato all’attacco: "Questi 30 giorni non possono essere dimenticati"

Corona, l’avvocato all’attacco: “Questi 30 giorni non possono essere dimenticati”

Daniela Vitello

Corona, l’avvocato all’attacco: “Questi 30 giorni non possono essere dimenticati”

| 16/04/2021
Corona, l’avvocato all’attacco: “Questi 30 giorni non possono essere dimenticati”

La precisazione del legale: “Fabrizio è fuori dal carcere perchè è stato commesso un errore”

  • Ivano Chiesa: “Corona non è un privilegiato”
  • La battaglia per tutti i detenuti nella stessa condizione
  • Dal ricovero in psichiatria al trasferimento in carcere

A poche ore dalla scarcerazione di Fabrizio Corona tornato a casa in regime di detenzione domiciliare, il suo avvocato Ivano Chiesa appare sui social per fare una precisazione.

Fabrizio Corona (Foto Instagram)

“Questi 30 giorni non possono essere dimenticati”

“Dunque Fabrizio Corona è tornato a casa – dice in una breve clip – Volevo subito precisare una cosa perchè ho già sentito delle cose che non mi sono piaciute. Non è tornato a casa perché è un privilegiato, perché è un famoso o per una gentile concessione del tribunale. No, no! È tornato a casa perché è stato riconosciuto che è stato commesso un errore. Per questo ringrazio i magistrati che si sono pronunciati, ringrazio il presidente del Tribunale di Sorveglianza ma non finisce qui. Perché quello che è successo in questi 30 giorni non può essere dimenticato e quindi noi andremo avanti. Questo è solo il primo round e questo lo facciamo non soltanto per Fabrizio ma per tutti i detenuti che si trovano nella stessa condizione”.


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Gabriella Previtera, madre di Fabrizio Corona (Foto Instagram)

Dal ricovero in psichiatria al trasferimento in carcere

Un mese fa, una volta appreso che avrebbe dovuto tornare in carcere come conseguenza della revoca da parte del Tribunale di Sorveglianza di Milano del differimento pena in detenzione domiciliare, l’ex fotografo dei vip aveva reagito tagliandosi le braccia. Dopo il gesto di autolesionismo, era stato ricoverato nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Niguarda di Milano dove aveva iniziato lo sciopero della fame e della sete. Dopo oltre 10 giorni di ricovero, era stato prelevato nella notte e portato nel carcere di Monza. Qui dopo alcuni giorni, su preghiera del suo avvocato, si era convinto a sospendere lo sciopero della fame. Ieri la notizia della sua scarcerazione e a seguire la dichiarazione social del suo legale.

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