Si inietta cocaina sul pene, 35enne rischia di perdere l'organo

Si inietta cocaina sul pene, 35enne rischia di perdere l’organo

Daniela Vitello

Si inietta cocaina sul pene, 35enne rischia di perdere l’organo

| 27/04/2022
Si inietta cocaina sul pene, 35enne rischia di perdere l’organo

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Un 35enne ha rischiato di perdere il pene dopo essersi iniettato cocaina utilizzando la vena dorsale dell’organo. L’episodio è avvenuto a New York. A renderlo di dominio pubblico è stato il dottor Haider Ghazanfar, ovvero il medico che ha curato il paziente. La disavventura del 35enne è stata raccontata dettagliatamente sull’American Journal of Case Reports quale avvertimento per chi fa uso di cocaina.

La cocaina può scatenare una forte infiammazione nei vasi sanguigni

Il paziente è arrivato al pronto soccorso del Bronx Care Hospital Center con il pene scuro, gonfio e ulcerato. Come se non bastasse, l’organo trasudava un liquido caratterizzato da un odore nauseabondo. Il 35enne ha ammesso di avere usato la vena dorsale del pene per iniettarsi la cocaina almeno altre tre volte. Le prime due, tutto è filato liscio. La terza è finita male. La cocaina è in grado di scatenare una forte infiammazione nei vasi sanguigni che può portare alla cancrena e alla morte dei tessuti.

“La vena del pene può sembrare una scelta insolita”

Come ha spiegato lo stesso dottor Ghazanfar, la sostanza “spesso viene tagliata con un farmaco, il levamisolo, che potenzia l’infiammazione nei vasi sanguigni. La cocaina viene spesso iniettata, oltre che sniffata o fumata; la vena del pene può sembrare una scelta insolita ma non lo è poi così tanto, molti tossicodipendenti utilizzano vari siti di iniezione quando quelli ‘classici’, come le vene del braccio, sono inservibili perché troppo danneggiati a causa degli effetti dannosi della droga”.

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L’uomo è stato curato con un cocktail di antibiotici

Il paziente ha rifiutato di sottoporsi alla chirurgia per eliminare il tessuto morente. A quel punto, i medici hanno tentato di salvare l’organo somministrandogli un cocktail di antibiotici per via endovenosa per cinque giorni al termine dei quali il 35enne ha proseguito la terapia per via orale. I sanitari hanno medicato il tessuto ulcerato e giorno dopo giorno le condizioni del pene sono migliorate.

Dopo le dimissioni, ha fatto perdere le proprie tracce

Una volta dimesso, però, il giovane non si è fatto più vivo. Il paziente sarebbe dovuto tornare per intraprendere un percorso di disintossicazione ma ha preferito fare perdere le proprie tracce. Pertanto, i medici non sanno se l’organo sia tornato funzionale o meno. “L’unica possibilità di evitare le drammatiche conseguenze dell’uso di droghe per via endovenosa, e non solo, è smettere di assumerle”, ha dichiarato il dottor Haider Ghazanfar.

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Pubblicato il 27/04/2022 15:18
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