Mara Maionchi, 85 anni compiuti lo scorso aprile, è stata ospite di “De Core Podcast” condotto da Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino. La produttrice discografica ha fatto i nomi di alcuni artisti che gli sono rimasti nel cuore, a cominciare da Gianna Nannini. “Quando l’ho presa tanti anni fa – ha raccontato – era una pippa sotto tanti aspetti…di struttura, di canzoni…però aveva una comunicazione che mi piaceva molto. E poi era una donna, così rivoluzionaria (…) Poi un giorno succede il miracolo e arriva ‘America’”. “Anche Mango mi è rimasto nel cuore, un grande cantante con un carattere un po’ schivo – ha aggiunto – E poi Tiziano Ferro, l’ho trovato in un concorso a Sanremo. Bello, mi sono divertita anche quando dopo molto lavoro succede l’incanto del successo. Per carità, pensi ai soldi, nessuno dice di no. Però la cosa che ti aiuta di più è pensare ‘avevo ragione’. Siamo tutti un po’ presuntuosi, ci piace avere ragione”.
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“L’autotune? Perché se uno non è capace deve cantare?”
“Le cose nuove che escono adesso? Sì, continuo a sentirle ma magari sono diventata troppo vecchia per capire – ha affermato Mara Maionchi – Il rap toglie un grande impegno a chi lo vuol fare. Anche se non sa cantare, pazienza. Basta che racconti delle cose intelligenti. Se dici anche delle stron*ate…quello mi sembra troppo. L’autotune mi dà un fastidio fisico perché chi canta deve cantare. Io preferisco la realtà. Perché se uno non è capace deve cantare? Credo che almeno la verità nel canto ci debba essere. Uno deve comunicare qualcosa, oltre che scriverla. L’autotune fa tutti uguali. Perché dobbiamo essere tutti uguali? Non è una pa*la?”. La discografica ha espresso il proprio parere sui Maneskin (“Mi sono piaciuti molto a ‘X Factor’”) e ha definito Lucio Battisti “un uomo intelligente”. “Aveva una sua storia artistica – ha argomentato – una strada che ha sempre rispettato e io l’ho stimato molto. Lui è stato il primo a portare il non-bel canto”.
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Mara Maionchi: “Sal Da Vinci è un po’ il canto all’italiana”
La produttrice discografica ha detto la sua sul Festival di Sanremo bollandolo come “una carta difficile da giocare”. “Quest’anno ho avuto la sensazione di fermo – ha detto – A chi lo farei condurre? Forse Stefano De Martino che ha una mentalità e un atteggiamento diversi potrà riportare un po’ più di modernità. Cosa penso della vittoria di Sal Da Vinci? Beh, non mi è dispiaciuto. Il suo era un pezzo molto allegro. Non è che c’erano i Beatles o i Rolling Stone dopo!”. “Sal Da Vinci è un po’ il canto all’italiana – ha asserito Mara Maionchi – Anche io pensavo che avrebbe vinto Sanremo, era l’unica cosa precisa.. Per sempre sì… due cogli**i. Ma per me, non amo la canzone tradizionale. Cioè, a Napoli hanno fatto delle robe… Sal Da Vinci ha fatto una canzone tradizionale, a Sanremo c’erano delle cose carine, non sufficienti. E ha vinto. Gli artisti con cui ho lavorato ti fanno capire che non amo tanto la tradizione, se non bellissima. Io amo le cose particolari e sicuramente Sal Da Vinci non lo è, però è una persona perbene. Ha sempre fatto il suo lavoro, per cui perché no?”.
Mara Maionchi ha poi stroncato l’Eurovision: “Quando lo guardo mi sembra di tornare indietro di 60 anni. Non è che c’è un repertorio così moderno!”. Infine, alla domanda su come sia passata dall’essere un’addetta ai lavori all’essere un personaggio televisivo, ha risposto: “Io non ho mai fatto nessun mestiere, io faccio me (…) Ho sempre fatto delle scelte che mi piacevano. Qualcuno ha pensato che a forza di dire stron*ate forse sarei piaciuta. In tv non mi hanno mai censurato e neanche sgridato”.