A “C’è posta per te” il primo drama familiare “made in Palermo”: “Ce ne siamo dovuti scappare dalla città”

Daniela Vitello

A “C’è posta per te” il primo drama familiare “made in Palermo”: “Ce ne siamo dovuti scappare dalla città”

| 24/01/2021

“C’è posta per te” sbarca a Palermo per raccontare la storia di una famiglia divisa a metà. Maria De Filippi accoglie in studio Teresa scortata dai figli Vincenzo e Veronica. La donna ha anche un’altra figlia che si chiama Chiara e che non vede e non sente da nove anni. Chiara ha anche cambiato il numero di telefono. “Se questo è successo, non è per colpa mia. Io non c’entro nulla nella litigata tra i miei figli”, spiega Teresa. “Anch’io non c’entro nulla, è stato mio fratello a discutere ma non con mia sorella ma con Giuseppe, il marito di mia sorella”, le fa eco Veronica.

Nel 2010, quando Chiara vive ancora a Palermo, Vincenzo vede suo cognato in macchina con una ragazza e dai loro atteggiamenti deduce che i due abbiano un rapporto confidenziale. Questa ragazza ha le gambe nude e i piedi appoggiati sul cruscotto. Vincenzo si avvicina, Giuseppe sbianca e se ne va. A quel punto Vincenzo decide di telefonare a sua sorella per informarla. “Quando dico questo a mia sorella, non è che la spingo a separarsi, volevo che lei reagisse e la facesse pesare a suo marito. Mia madre e mia sorella Veronica non sapevano nulla di tutto questo e quando glielo dico si arrabbiano tantissimo con me anche perché all’epoca mia sorella era incinta. Non volevo fare danni ma ho agito d’istinto proteggendo mia sorella”, spiega Vincenzo.

Nel giro di una settimana, Giuseppe ribalta la situazione e fa credere a Chiara che Vincenzo si è inventato tutto perché lui non è mai piaciuto alla famiglia di lei. Da quel momento Chiara diventa molto fredda con loro. Chiara si convince anche che la madre faccia delle disparità a livello affettivo tra lei e suo fratello. Vincenzo fa riferimento a dei soldi ottenuti dalla vendita di un villino dati interamente a lui e non divisi tra Chiara e Veronica. Dopo il matrimonio, Chiara e Giuseppe si trasferiscono a Vicenza e interrompono ogni rapporto con la famiglia di lei.

Chiara e Giuseppe accettano l’invito e si presentano in studio. “Vita mia, sono quasi dieci anni che non ti vedo. Quanto mi sei mancata – dice Teresa in lacrime – Ti prego, fammi fare la nonna come la faccio con gli altri nipoti. Non farmi più soffrire, ti prego. Non essere così cattiva con me. Io non sono stata una mamma cattiva. Giuseppe, apri questa busta perché tu avevi la mamma e ora non ce l’hai più. T’ho voluto bene come un figlio, a casa mia eri il padrone. Leviamo questo rancore, questa rabbia. Basta con quest’odio, l’odio è un peccato mortale. Chiara pensaci, io domani non ci sarò più e tu come fai?”.

Chiara si lascia andare a risatine ed espressioni di sberleffo durante il discorso della madre. “Vi chiedo perdono se tutto questo è successo per la mia impulsività – interviene Vincenzo – Volevo soltanto proteggerti, magari avrei potuto farlo in qualche altra maniera, però il mio primo istinto è stato quello di chiamarti. Mi manchi tantissimo, perdonaci. Smettiamo di soffrire, sia noi che voi. Non fare più soffrire la mamma, non c’è giorno in cui lei non ti pensi. Buttiamoci tutto alle spalle. Giuseppe, ho cercato un confronto con te ma non mi hai dato mai l’opportunità”.

Chiara prende la parola per replicare ed emerge un altro scenario fatto di gelosie e debiti: “Lei non è stata mai una madre, non è stata mai presente nella mia vita. Lei è una persona anaffettiva, loro mi hanno fatto passare una vita di guai. A me arrivano le cartelle esattoriali”. “Ma come parla? Ma che sta dicendo? Io te li ho pagati i debiti e ancora li pago”, ribatte la madre. “Tornata da una settimana dal viaggio di nozze, mi arriva l’ufficiale giudiziario a casa – svela Chiara – I debiti li ha pagati la buonanima di mia zita. Io non posso avere una vita sociale tranquilla, ho dovuto rinunciare ai miei sogni. Andavo all’università, volevo diventare un’infermiera. Ma di che stiamo parlando?”. “Non è vero, ti sei iscritta all’università e non ci sei voluta andare più”, spiega Teresa.

A quel punto Chiara accusa la madre di aver contratto debiti a nome suo a sua insaputa: “Io sono stata derubata dei miei documenti. Ho avuto una truffa ai miei danni, hanno falsificato la mia firma. Ci sono anche le denunce”. “Il giorno prima che ci sposassimo, sono andato a casa loro, abbiamo brindato e Vincenzo ci ha chiesto un prestito per il trattenimento e lo abbiamo dato. Mi ha promesso che il giorno dopo avremmo riavuto i soldi. Venivo ogni mese ad umiliarmi per i nostri soldi”, aggiunge Giuseppe. I tre negano tutto. “Io oggi non ho un’identità, non posso trovare lavoro perché ogni volta che firmo un contratto, ho le banche alle calcagna. Quanti debiti ho? Sono tantissimi, oggi non te li so quantificare”, confessa Chiara. “Vi dovete vergognare! Specialmente tu Vincenzo! – le fa eco il marito – Io ero presente quando hai detto a tua sorella ‘tu sei buona solo a fare i gabinetti’”.

“Li vedo e non sento nulla per nessuno di loro. Sento che il mio cuore per loro è chiuso – confida Chiara – Non c’è speranza. All’inizio ci ho sofferto ma poi come tutte le cose te ne fai una ragione. Vincenzo è stato il figlio di serie A, aveva tutto. Io una famiglia ce l’ho, la mia, quella che mi sono costruita. A me basta questo. Voi a mio marito l’avete sempre guardato con aria di disprezzo”. “Maria, non li conosci – aggiunge Giuseppe – Ce ne siamo dovuti scappare da Palermo. Per come ci hanno schiacciato, noi siamo partiti non da zero ma da sotto zero”. Chiara rincara la dose: “Per me sono indefinibili”. “Io a lei l’ho sempre lasciata libera”, precisa il marito. Chiara decide di chiudere la busta. “Io per quella che sono devo dire grazie a mio padre, a questa famiglia non devo niente”, sentenzia. “Benedico lei e la sua famiglia”, dice Teresa prima di lasciare lo studio. “La nostra porta è sempre aperta”, chiosa Veronica.

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