Gerry Scotti e il successo: "Mi ritengo un miracolato ma c'è una cosa che rimpiango" - Perizona Magazine

Gerry Scotti e il successo: “Mi ritengo un miracolato ma c’è una cosa che rimpiango”

Daniela Vitello

Gerry Scotti e il successo: “Mi ritengo un miracolato ma c’è una cosa che rimpiango”

| 03/01/2020

“Mi ritengo un miracolato, non faccio esattamente un lavoro, ma un mestiere che ha le sue complicazioni, il suo stress, […]

“Mi ritengo un miracolato, non faccio esattamente un lavoro, ma un mestiere che ha le sue complicazioni, il suo stress, ma credo che chi fa il mio lavoro non ha il diritto di andare a casa la sera e dire ‘come sono stanco’”. A parlare così in un’intervista a cuore aperto rilasciata a “TrovaLavoro” del “Corriere della Sera” è Virginio Scotti, detto Gerry.

Il volto storico di Mediaset rievoca le origini umili: “Vengo da una famiglia che aveva ben chiaro il concetto di lavoro. È una delle prime cose che mi hanno insegnato, anzi inculcato nella mia vita”. Il nonno paterno era un contadino (“uno dei lavori più faticosi, più impegnativi di tutta la terra”) e quello materno un panettiere. “O vedevo un nonno stanco che tornava dalla campagna o un nonno stanco perché si alzava alle 3 notte – racconta – Così mio padre, per scappare da quei due destini ha deciso negli anni ‘60 di andare a Milano a fare l’operaio alle rotative del Corriere della Sera”.


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“Se non fossi andato a Milano – aggiunge – non avrei avuto tutte le opportunità che ho avuto nella mia vita, non voglio mancare di rispetto alla mia provincia di origine ma il mio paesino era proprio piccolo. Grazie al sacrificio di mio padre ho potuto fare le scuole a Milano: le elementari in via Polesine, le medie in piazzale Istria e il liceo Carducci in via Beroldo. Poi l’università statale a Milano che però non ho terminato”.

La scalata al successo di Gerry Scotti parte da una piccola radio di periferia (Radio Hinterland Milano 2), passa per un’esperienza di 3 anni come copywriter presso una delle più grandi agenzie americane di pubblicità in Italia e culmina con l’incontro con Claudio Cecchetto che lo convince a mollare tutto per fare il disc jockey. “I miei genitori non mi hanno parlato per 3 anni – svela – Avevano già incassato la delusione di non essermi laureato figuriamoci l’aver abbandonato il posto fisso”.

La scelta più sofferta ma azzeccata lo vede passare dalla radio alla tv. “Io e Cecchetto abbiamo creato dal niente Radio Deejay – dice – L’ho ringraziato più volte perché ha creduto, prima di me, che io potessi diventare un personaggio anche televisivo. Devo tutto a questa decisione anche se dolorosa. L’impatto economico era talmente diverso che non potevo fare diversamente”.

L’unico rimpianto di Gerry Scotti ha a che fare con quel “pezzo di carta” mai preso quando gli mancavano solo due esami e la tesi in Giurisprudenza. “Forse non mi sarebbe servito nella vita ma non avere un attestato con su scritto Dottor Virginio Scotti mi dispiace”, chiosa.

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