Lo sfogo di Gigi D'Alessio: "Fino a 50 anni sono stato educato, ora non me ne frega più un ca**o" - Perizona Magazine

Lo sfogo di Gigi D’Alessio: “Fino a 50 anni sono stato educato, ora non me ne frega più un ca**o”

Daniela Vitello

Lo sfogo di Gigi D’Alessio: “Fino a 50 anni sono stato educato, ora non me ne frega più un ca**o”

| 30/10/2020

In un’intervista a “Rolling Stone”, Gigi D’Alessio esplode dopo una vita trascorsa a combattere contro i pregiudizi. Il cantante partenopeo […]

In un’intervista a “Rolling Stone”, Gigi D’Alessio esplode dopo una vita trascorsa a combattere contro i pregiudizi. Il cantante partenopeo ricorda un episodio avvenuto nel 2000, al suo primo “Festival di Sanremo”, dove si presentò con la canzone “Non dirgli mai”. Il testo comprendeva una strofa in napoletano ma non volevano che la cantasse. “All’epoca fu uno scandalo – racconta – I discografici mi dissero che non se ne parlava proprio e così gli autori del festival. Mi dicevano: ‘Ma con queste due lingue, dove vai?’. Alle prove ho fatto finta di cantarla in italiano e sul palco l’ho fatta in napoletano”. “Oggi, a distanza di 20 anni, gli insegnanti la fanno studiare agli allievi per superare l’esame di armonia”, aggiunge. La scaletta dei suoi concerti, ancora oggi, include i brani in napoletano.

“Come medley – spiega – Perché è come se fossi un duo, se avessi due carriere: quella di cantante napoletano e quella di cantante italiano. Ecco perché nei concerti ci sono sempre una cinquantina di brani. Il napoletano è la mia lingua madre. Quella straniera è l’italiano. Fino a pochi anni fa se si cantava in napoletano si veniva ghettizzati. Ho dovuto prima acquisire una credibilità, però i numeri li ho fatti con i brani in italiano. Non dirgli mai ha venduto un milione e 800 mila copie. E poi Non mollare mai, Quanti amori, Il cammino delle età, Un nuovo bacio sono successi che conoscono pure quelli a cui sto sul caz*o”.

Nonostante ciò, la stampa a Sanremo continua a snobbarlo. “C’è sempre stato un rapporto di odio-amore – confessa – Quando si costringe la stampa a parlare di un prodotto, come è successo con me, gli vai sul caz*o. Se invece è la stampa che tira fuori un prodotto allora sei figo. Nel mio caso non ho mollato perché ho sempre pensato che i giornali non tolgono o aggiungono nulla, il vero giudice è sempre il pubblico. Dopo 30 anni sono ancora qua, i giornalisti si sono arresi. Si sono concentrati su qualcun altro”.

“Mi sono sempre sudato tutto e ho studiato – confida – Non parlo di musica per sentito dire: mi posso sedere e parlare con Riccardo Muti. Da ragazzo ho diretto l’Orchestra Scarlatti e a 30 anni la London Symphony Orchestra. Che ca*zo devo fare di più? Magari si potesse parlare spesso di musica nei dettagli, ma ci sono molti giornalisti che non distinguono il pianoforte da una cucina. Sai che c’è? Io fino a 50 anni sono stato educato, ora non me ne frega più un ca*zo. Che devo fare più? Ho fatto 15 tour mondiali, ho fatto concerti al Radio City Music Hall di New York e all’Olympia di Parigi. Per dimostrare a chi, poi?”.

“Lo condurresti Sanremo?”, chiede il giornalista. “Ma certo. Non ho paura di niente. Con Amadeus è in ottime mani, ma se fra dieci anni me lo chiedessero perché no? Ho le mie idee, è musica, è il mio mestiere. Certo non posso andare a fare Medicina 33”. Tra le nuove leve, confessa, gli piacciono Ultimo (“è qualcosa di meraviglioso”) e Achille Lauro. “I cantanti vedo se sono bravi quando faccio i programmi tv – dice – Al giorno d’oggi con l’AutoTune sono bravi tutti, tutti possono fare un disco, ma poi dal vivo si vede chi vale. Mi permetto di dire se uno è bravo solo quando mi metto con lui al pianoforte. Non uso il pregiudizio usato nei miei confronti”.

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