Lele Mora a cuore aperto: il tentato suicidio in carcere, il rapporto con Corona e le cene a Arcore

Daniela Vitello

Lele Mora a cuore aperto: il tentato suicidio in carcere, il rapporto con Corona e le cene a Arcore

| 24/07/2020

Lele Mora, ex pontefice massimo della tv, si confessa a cuore aperto in un’intervista al quotidiano “L’Arena”. L’agente dei divi ha alle spalle 40 anni di attività. Tra i suoi clienti, oltre 500, c’erano le stelle di punta dello showbiz. “L’80 per cento dei palinsesti dipendeva da me”, ricorda.

Nato nel 1955 da genitori contadini, Mora ha troncato i rapporti con le sorelle dopo la morte della madre Almerina Pavan avvenuta nel 2017. “Non rivolgo più la parola alle mie due sorelle, offeso dal modo in cui hanno amministrato i suoi risparmi”, confessa.

Il manager è invece in buoni rapporti con l’ex moglie Maria Giovanna Girardi da cui ha avuto due figli: Diana, 44 anni, e Mirko, 40. La coppia è convolata a nozze nel 1974 e ha divorziato nel 1982. “Manteniamo un rapporto meraviglioso – confida – Mia moglie era gelosissima, senza motivo. No, non delle attrici stupende che frequentavo: di Barbara, un’amica”.

La Costa Smeralda

Negli anni d’oro, Lele Mora aveva in uso un jet privato, un Falcon 5 da 10 posti, confiscatogli dai giudici. L’aereo gli serviva per portare i vip in Sardegna dove possedeva due ville.

“Le ville a Cala Granu di Porto Cervo erano due, costruite a mia immagine e somiglianza, con le piscine che s’intrecciavano – spiega – E l’aereo mi serviva anche sulle rotte internazionali. I vip non usano i voli di linea. Mandai a prendere Dustin Hoffman negli Stati Uniti e Leonardo DiCaprio a Parigi, mentre stava girando ‘La maschera di ferro’. A farmi conoscere Leo fu il marito della giornalista Chiara Geronzi, figlia di Cesare, il banchiere”.

Alla luce dei guai giudiziari sopraggiunti negli anni seguenti, Lele Mora ha un unico cruccio: “Aver aperto a Riccardo Iacona e alla troupe di ‘Tutti ricchi’, mandata da Michele Santoro, le porte delle mie ville in Sardegna. Mi sentivo un dio. Sbagliai a mettermi in mostra. È da lì che cominciarono i miei guai”.

Oggi l’uomo che fatturava 100 miliardi di lire l’anno, possedeva due Bentley e due Porsche e organizzava feste per 2.000 persone in Costa Smeralda può “vivere con 1.000 euro al mese o anche con 100” e dalla vita ha imparato che “è meglio stare con la famiglia”. “Gli altri ti usano, soprattutto quelli a cui fai del bene”, sentenzia.

Gli esordi

Lele Mora ricorda com’è diventato agente dei vip: “Il mio amico Paolo Rossi, il Pablito del Mundial 1982, mi presentò Giampiero Malena, manager di Pippo Baudo e Beppe Grillo, il quale mi aprì la strada dicendomi: ‘Sei paziente, educato, premuroso. Perché non ti cimenti nel lavoro che faccio io?’. Così mollai l’Istituto alberghiero per dedicarmi a Patty Pravo, Loredana Bertè e Nilla Pizzi. Senza rimpianti per la cattedra. Insegno ancora. Ho tenuto corsi in Scienza della comunicazione allo Iulm di Milano, alla Ca’ Foscari di Venezia, all’Università Roma Tre e alla Federico II di Napoli. Ma non serve la laurea? Ne ho sette ad honorem”.

Il manager rivela quanto incassava dai personaggi della sua scuderia: “Se erano famosi, il 10 per cento del loro cachet. Se lo erano un po’ meno, il 20. Se li creavo io, arrivavo al 50. Oggi continuo a fare il talent scout, ma non ho più una mia agenzia. Mi occupo di star internazionali. Nel 2019 ho portato Madonna all’Eurovision (…) Due anni fa un capo di Stato di cui non posso fare il nome voleva invitare Lady Gaga a una cena riservata in Cecenia. Gli organizzatori si rivolsero a me: accontentati. Ho trascinato Paris Hilton e Pamela Anderson a Kiev per l’elezione di Miss Ucraina. Lì però ho mandato mio figlio Mirko, perché ho una pecca: parlo francese, tedesco e spagnolo, ma non spiccico una parola in inglese”.

Il carcere e il tentato suicidio

Lele Mora è stato condannato per evasione fiscale, bancarotta e favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby e ha scontato la sua pena in carcere. “Passai 13 mesi di completo isolamento in un cubicolo nel carcere di Opera, controllato a vista, con 40 gradi d’estate, senza un ventilatore – ricorda – Niente fornello per cucinare. Mangiavo solo tonno Rio Mare. Frutta e verdura dovevo tenerle al fresco nel lavandino in cui mi lavavo. La finestra con doppie sbarre era priva di vetri, per impedirmi atti autolesionistici. D’inverno la temperatura scendeva quasi a zero. Ottenni un piumone solo grazie al certificato dello psichiatra. All’entrata, il 20 giugno 2011, pesavo 118 chili. Quando uscii, l’1 agosto 2013, ero 48. Mia figlia aveva organizzato un concerto per i detenuti: mi fu impedito di parteciparvi”.

Durante la detenzione, l’agente ha anche tentato il suicidio: “Sigillandomi naso e bocca con i cerotti che tenevano insieme l’abat-jour rotta. Mi risvegliai in infermeria. Ma non parliamone, è un ricordo terribile”. Oggi Mora teme la morte meno del carcere. “Dovrebbero andarci solo gli assassini, i pedofili e i mafiosi”, è il suo parere.

Fabrizio Corona e Silvio Berlusconi

Lele Mora racconta come ha conosciuto Fabrizio Corona: “Me lo presentò nel 1998 un photoeditor. Si qualificava come press agent, in realtà comprava immagini dai paparazzi e le vendeva ai giornali. Gli ho insegnato tante cose belle, lui ha fatto tante cose brutte. Simona Ventura mi disse: ‘O ti stacchi da Corona o ti lascio’. Non la ascoltai e lei cambiò manager. Lo mollai nel 2010”.

Ecco come il manager descrive l’ex re dei paparazzi: “Molto furbo. Non intelligente, ma brillante. Affetto da smania di protagonismo e bramosia di denaro. Gli regalai otto auto di lusso, l’ultima una Bentley, e gli diedi i soldi per comprarsi l’appartamento di via De Cristoforis a Milano, poi sequestratogli dalla magistratura. Al cuor non si comanda. Io e lui amanti? Mai detto. Gli ho voluto molto bene, lo consideravo un figlio adottivo. Quanto al sesso, lo faccio a casa mia, a porte chiuse, non sui giornali”.

Lele Mora parla anche delle famose riunioni organizzate da Silvio Berlusconi in quel di Arcore: “Aveva la mania delle cene tricolori. Dall’antipasto pomodoro, mozzarella, basilico al gelato pistacchio, limone, fragola. Mai il secondo. Si rideva e si scherzava. Andati via i cortigiani, di notte il re si ritrovava da solo con i suoi soldi. Mi pare umano che cercasse di svagarsi. Ma non si è mai permesso di chiedermi il numero di cellulare di una ragazza”.

L’agente dei vip conferma che il leader di Forza Italia gli regalò 3 milioni di euro: “Per non farmi fallire. La metà se la trattenne Emilio Fede che intercedette a mio favore. Nella lettera c’era scritto che avrei restituito il prestito, senza interessi. Me lo impedì la giustizia, facendomi fallire”.

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