Il narvalo, l'unicorno del Mar Artico - Perizona Magazine

Il narvalo, l’unicorno del Mar Artico

Rosalia Bonfardino

Il narvalo, l’unicorno del Mar Artico

| 02/02/2013

Appartenente alla famiglia dei monodontidi o delfinatteri, il narvàlo è un cetaceo simile al beluga ma con la peculiarità di possedere solo due denti di cui uno simile ad una vite che si avvolge da destra verso sinistra. L’unicorso dei mari vive per lo più nel Mare Artico, anche se alcuni esemplari sono stati avvistati a poca distanza dal Polo Nord. Il limite dell’area intono alla quale si aggira è grosso modo in Norvegia e in Alaska, al livello del Capo Nord e del Punto di Barrow. A volte però i narvali si spostano più a sud: è capitato che alcuni esemplari si siano arenati in Olanda e Gran Bretagna. Esclusa la zanna, lunga tra i 2,4 e i 2,7 metri, i narvali possono raggiungere una lunghezza di 4-5 metri.

Si caratterizzano per la presenza di pinne natatorie piccole e rotonde, testa arrotondata e pinna dorsale di 4-5 metri. Molto più scuri gli esemplari giovani, bianco-grigiasto con macchie nere sul dorso gli adulti, i narvali che hanno raggiunto la maturità, vista la grandezza dell’unico dente, presentano un cranio asimmetrico. Sopravvissuti allo sterminio delle balene, i narvali sono molto comuni. Animali sociali, vivono in gruppi di 50 esemplari che a volte si associano dando vita a diverse migliaia di unità. Abili nuotatori, si muovono molto velocemente, respirando in superficie attraverso un fischio acuto. Dopo alcuni minuti durante i quali restano immobili a pelo d’acqua, si rituffano per continuare il loro viaggio attraverso le fredde acque dell’Artico. Seppie, calamari e crostacei sono il loro cibo preferito, che ingoiano interi dopo averli afferrati con le possenti mandibole. Delle loro abitudini sessuali si sa ben poco. L’unica certezza è che la femmina partorisce uno o due piccoli che alla nascita misurano 1.5 metri.

Durante le loro passeggiate estive si avvicinano alle baie e risalgono i fiumi, restando talvolta intrappolati nel ghiaccio che ricopre le insenature nelle quali si riposano. Quando cercano di fare degli orifizi per respirare, restano intrappolati e rendono facile la cattura da parte degli eschimesi. Predati da orche, orsi polari e trichechi, i narvali sono sottoposti anche a cattura da parte degli eschimesi che li cacciano per cibarsi della loro carne ma anche per sfruttare zanne, grasso e pelle. Sull’uso della zanna varie sono le ipotesi avanzate. Ritenuta da alcuni un’arma per attaccare altri narvali o le imbarcazioni, o per creare fori di respirazione nel ghiaccio o arpionare il cibo, si pensa tuttavia che l’ipotesi più probabile sia legata alla sua funzione sessuale. Pare che gli esemplari maschi della pallida focena combattano tra di loro per avere il diritto all’accoppiamento. Non è raro riscontrare, infatti, narvali con il dente rotto o spizzicato o ritrovare frammenti di zanne nelle carni.

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