Jeffrey Dahmer cosa si nasconde dietro un serial killer

Jeffrey Dahmer, cosa si nasconde dietro un serial killer: la storia che ha ispirato la serie Netflix

Paola Chirico

Jeffrey Dahmer, cosa si nasconde dietro un serial killer: la storia che ha ispirato la serie Netflix

| 12/10/2022
Jeffrey Dahmer, cosa si nasconde dietro un serial killer: la storia che ha ispirato la serie Netflix

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Jeffrey Dahmer, uno dei più efferati serial killer americani, fa ancora parlare di sé (e come dimenticarlo). La serie tv Netflix “Monster: The Jeffrey Dahmer Story” (del 2022 e diretta da di Ryan Murphy) riprende le tappe della sua vita ripercorrendo lo spaccato americano più fertile per il serial killer tra gli anni Sessanta e la metà degli anni Novanta. Dahmer viene ricordato comunemente ancora oggi come “il Mostro di Milwaukee” e Murphy non si è lasciato sfuggire l’occasione di sottolineare, nel titolo, la peculiare caratteristica del protagonista: Mostro.

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Jeffrey Dahmer Inside Edition (Foto Youtube)

Il Mostro di Milwaukee

Jeffrey nasce il 21 maggio 1960 a Milwaukee, nel Wisconsin, da Lionel Harbert Dahmer e Joyce Annette. La sua infanzia trascorre in maniera normale fino ai sei anni (contrariamente a quanto sostengono diverse fonti biografiche). Il mostro, se c’era, era ben nascosto. Dahmer dai sei anni in poi ha sviluppato un carattere chiuso e apatico, sia per l’eccessiva lontananza di suo padre Lionel a causa dei suoi continui impegni accademici, che per la grave forma di depressione della madre, motivo per cui richiedeva cure costanti e passava gran parte delle sue giornate a letto. Con l’arrivo del fratello David, Jeffrey inizia a peggiorare. Dal 1968 in poi inizia a collezionare resti di animali morti che seppellisce nel bosco. Due anni più tardi chiede al padre cosa sarebbe successo alle ossa di pollo qualora fossero state immerse nella candeggina. Lionel, orgoglioso della domanda, che crede essere una semplice curiosità scientifica del figlio, gli mostra come sbiancare e conservare ottimamente gli scheletri di animali.

Evan Peters, protagonista della serie ‘Dahmer’

Gli esordi di un serial killer

A partire dai 13 anni Jeffrey capisce di essere omosessuale e inizia a far uso e abuso di alcool in modo sistematico. Nel 1977 Lionel lascia la famiglia per stabilirsi provvisoriamente in un motel poco distante, Joyce e David vanno ad abitare a Chippewa Falls, mentre Jeffrey, una volta compiuti i 18 anni di età, decide di fare ritorno nella vecchia casa di famiglia in Ohio. Ed è proprio a 18 anni che capisce di avere delle pulsioni non proprio normali. Viaggia con la mente e le sue fantasie sessuali finiscono quasi tutte alla stessa maniera: avere il controllo su un uomo con la violenza. Il 18 giugno 1978, subito dopo il divorzio dei genitori e in seguito al conseguimento del diploma della scuola superiore, Dahmer mette in atto il suo primo omicidio. Il primo di diciassette.

Evan Peters, protagonista della serie ‘Dahmer’

Bianco è meglio

Sebbene la serie Netflix non rispecchi per minuzie la realtà dei fatti, dedica al caso un approccio molto interessante. Evidenzia come avrebbero potuto fermare Dahmer nel corso degli anni: è già stato accusato di violenza sessuale, ma il giudice è clemente. Viene arrestato per atti osceni in luogo pubblico, ma nessuno se ne preoccupa. Il culmine però è raggiunto quando gli agenti di polizia Balcerak e Gabrish, chiamati per un ragazzino asiatico seminudo e sanguinante in strada, lo riconsegnano a Dahmer. Jeffrey è bianco con i capelli biondi e occhi azzurri… rassicurante per gli agenti. È grazie al primo omicidio che Jeffrey comprende di poter mentire e convincere senza troppi problemi, ma non è un calcolatore, è un uomo fragile che non riesce ad instaurare rapporti interpersonali e che diventa pericoloso a causa del suo bisogno ancestrale di compagnia.

Evan Peters, protagonista della serie ‘Dahmer’

Pazzo, mostro o problematico?

Volendo analizzare affondo il caso, Dahmer non ha un profilo da “mostro”, bensì di una persona con gravi problemi relazionali e lasciato solo. Risalta all’occhio come nessuno si sia preoccupato di un ragazzino e uomo problematico, preferendo mantenere una facciata di perfezione, sin dai tempi della scuola, dietro la quale però si nascondono i peggiori incubi. Una vita vuota, fatta di solitudine, non è certo quello che gli spettatori vogliono vedere, ma la realtà è più ordinaria delle necessità di audience. Jeffrey trascorreva ore, giorni, mesi da solo a bere, a sollevare pesi su consiglio del padre, dato che non faceva altro. A spendere soldi nei bar che frequentava solo per rimorchiare qualcuno e non essere più solo. Non essere più abbandonato. Perché sì, l’abbandono della madre come del padre hanno creato in lui il bisogno di una compagnia… che stesse con lui per sempre.

Jeffrey Dahmer Inside Edition (Foto Youtube)

Finzione o realtà

Il mostro descritto nella serie quindi, dove mangia esseri umani dopo averli fatti a pezzi e ne beve il sangue, non lo è in senso stretto, ma è una persona con un’esistenza vuota, fatta di solitudine e alcolismo. Di certo è e rimarra per sempre un serial killer, e il morso della giustizia è sempre più stretto. Dare però questo tipo di tridimensionalità al personaggio di una serie sarebbe stato forse troppo per lo spettatore, che in questo modo può sentirsi lontano da questi sentimenti, spegnere la tv e vivere la propria serenità. Essere soli e tristi, abbandonati e incapaci di relazionarsi non è certo la vita di un mostro, ma (forse) farebbe troppa paura trovare delle similitudini con la propria: il male spaventa quando è normale.

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Pubblicato il 12/10/2022 18:20
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