Biagio Antonacci, papà a 58 anni, scrive al figlio neonato: "Quando non ci sarò più, cercami"

Biagio Antonacci, papà a 58 anni, scrive al figlio neonato: “Quando non ci sarò più, cercami”

Daniela Vitello

Biagio Antonacci, papà a 58 anni, scrive al figlio neonato: “Quando non ci sarò più, cercami”

| 16/03/2022
Biagio Antonacci, papà a 58 anni, scrive al figlio neonato: “Quando non ci sarò più, cercami”

5' DI LETTURA

Lo scorso dicembre, a 58 anni, Biagio Antonacci è diventato papà di Carlo, frutto del suo amore per la compagna Paola Cardinale alla quale è legato dal 2004. A pochi giorni dalla Festa del papà, il cantante – che ha altri due figli, Paolo e Giovanni, nati dalla precedente relazione con Marianna Morandi – posa con il piccolo Carlo sulla cover di “Vanity Fair”.

Biagio Antonacci con la compagna Paola Cardinale (Foto Instagram)

“Carlo è stato concepito vivendo nella natura”

Antonacci racconta la “sfida” di diventare padre a quasi 60 anni: “Io ho 58 anni, Paola, sua madre, ne ha 44. Lo desideravamo ma ci eravamo anche detti: se non arriva, va bene così. Poi durante il secondo lockdown, una mattina alle sette, Paola mi sveglia e dice: è positivo. Io penso subito al test del Covid e le rispondo: ma no! L’avevamo scampato fino ad adesso! Lei ride e dice: sono incinta. La mia testa mi consiglia di non illudermi, ma il mio cuore sente subito che quel bambino nascerà perché ha avuto la forza di arrivare durante la pandemia ed è stato concepito vivendo nella natura, circondati dagli animali che accudiamo e ci accudiscono, come fa Nino, il nostro cane”.

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Biagio Antonacci (Foto Instagram)

“Essere padri vuol dire guardare al futuro”

“Questa volta non mi sono chiesto: sarò capace? Una domanda che, invece, quando ero diventato padre di Paolo, che ora ha 26 anni, e di Giovanni, che ne ha 20, continuavo a farmi – confessa – E ho avuto la fortuna di crescere Benedetta, la figlia di Paola, che è diventata figlia mia. Con Carlo non ho avuto paura, ma ho avuto coraggio, perché ho ricevuto un ruolo. Durante il lockdown ho pensato a tante cose e ho capito che i ruoli servono agli esseri umani, perché sono cammini, doveri. Io un tempo ho avuto il ruolo dell’uomo che sogna di vivere di musica: facevo il geometra, volevo fare il cantautore. Poi è successo. Adesso ho il ruolo di padre; essere padri vuol dire andare avanti per gli altri, vuol dire guardare il futuro. Ogni ruolo, se vissuto con coraggio, è un’opportunità”.

Biagio Antonacci (Foto Instagram)

“Con gli altri miei figli ho fatto tutto quello che potevo”

“Oggi so che si può essere padri anche in serenità – aggiunge – mi alzo di notte a dare il biberon a mio figlio e se la mattina ho sonno mi permetto di dormire un po’ di più. Davo il biberon anche agli altri miei figli, ma ero sempre troppo impegnato con il lavoro, molto distratto, poco lucido. Io soffro di senso di colpa cronico, ma in questo caso non ne ho nessuno, perché so che con loro ho fatto tutto quello che potevo fare e anche di più. Ero perennemente in affanno e quando sei in affanno di solito esageri. Loro hanno accolto questo fratellino con amore e meraviglia. Paolo mi ha detto: papà, se a 58 anni hai avuto le pa**e di fare un figlio, allora vuol dire che la mia vita è lunghissima, e non è mai troppo tardi per niente”.

In occasione della Festa del papà, Biagio Antonacci ha scritto una lettera a Carlo, un figlio arrivato sfidando l’impossibile in un momento storico in cui tanti bambini nascono e muoiono sotto le bombe. “Ho paura della guerra non per me ma per questo bambino piccolo e inerme. Quando lo guardo vedo tutti i figli del mondo”, dice. A pubblicare la lettera è “Vanity Fair”.

Biagio Antonacci (Foto Instagram)

Il testo integrale della lettera

“Mio desiderato amore,

è inverno e questa sembra una notte qualunque, poca luna, stelle a ciuffi, alberi ancora nudi. Invece è una notte di guerra.  In questo tempo ferito, pieno di graffi e spigoli che non siamo riusciti a curare, pensare al tuo futuro sembra quasi impossibile, ma non posso fare altro perché il futuro sei tu. Oggi per la prima volta mi hai sorriso, un sorriso vero, con cui hai fatto sembrare questa Terra una volta ancora pura, un luogo di possibilità. Quando sei venuto al mondo, sei apparso come una divinità antica – faccia bianca, occhi aperti – rendendo sacra tua madre e me nuovamente padre. Sei all’inizio… fragile come una bolla di sapone nel vento. Ma crescerai, fin troppo in fretta – la stessa con cui io, stanotte, guardo avanti e sogno per te. 

Sogno che, da grande, imparerai a prenderti cura di te, delle persone che amerai, dei figli che vorrai avere. Che potrai lavorare senza guardare mai l’orologio… E non preoccuparti mai del tempo. L’importante è non perderlo, questo ca**o di tempo: sfruttalo, usalo, mangialo, non illuderti mai che sia infinito. Non lo è. Regalati senza riserve: ogni oggi è vita.

Scrivi, e porta brividi a chi non ne ha… 

Cuci le ferite di chi ti chiede ago e filo…

Provoca tentazioni, desidera e, se puoi, ama… senza limiti.

Abbandona l’ordine malato del senso di colpa – che sia maledetto, lui sa di cosa parlo.

E se vieni tradito impara il perdono, ma poi dimentica, lascia andare, che di pesi ne porterai già abbastanza.

Non aspettarti nulla dagli altri. Vivili, sogna con loro.

E ridi, amore, ridi, che ridere è permesso. Ridi e ti alzerai in cielo, diventerai falco, e non sarai mai prigioniero di nessuno.

Quando sarai nel buio, ricorda che l’unica luce possibile è in te. Non mendicarla mai, la luce: tienila accesa tu. E smaltisci la paura: falla correre, sfiniscila… se la stanchi la paura smette di insistere, perde potere. Permettiti la verità, sempre… e un giorno arriverà la libertà. Spacca la croce, tieniti il legno e accendi un fuoco: ti farà caldo nei giorni di freddo. Ogni volta che qualcosa ti sembrerà impossibile allunga la mano: sarò al tuo fianco, ti darò coraggio, ti ricorderò chi sei.

Il giorno in cui non ci sarò, non sentirti abbandonato. Cercami. Non nel gelo immobile dei cimiteri, nelle cappelle chiuse a chiave. Sarò nello sguardo dei tuoi fratelli, nella dolcezza di tua sorella. Sarò nella terra viva, nell’erba e nei campi, dove ho cantato e ballato a piedi nudi con la mamma. Dove ci siamo amati. Vai a prenderti la vita, dalle la forma che vuoi, segui l’istinto e diventa te stesso: nient’altro che questo ti auguro, amore mio.

a Carlo, papà”.

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Pubblicato il 16/03/2022 13:32
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