Il settimanale “Oggi” esce in edicola con un’intervista con Richard Shepherd, il patologo di fama mondiale che nel 2004, su […]
Il settimanale “Oggi” esce in edicola con un’intervista con Richard Shepherd, il patologo di fama mondiale che nel 2004, su incarico delle autorità britanniche, indagò sull’incidente in cui morì Lady Diana. Come già detto in un libro, lo specialista si dice certo che la “regina di cuori” potesse essere salvata.
“Era incastrata dietro il sedile del bodyguard che era molto più ferito di lei – racconta – Hanno faticato a tirarlo fuori dall’auto. Nessuno poteva sapere che Diana aveva un piccolissimo strappo, nascosto ma molto profondo, nella vena polmonare… Agli occhi dei soccorritori Diana era ferita, ma stabile perché poteva ancora parlare. Per questo motivo hanno dato la precedenza al bodyguard. Nel frattempo la vena nel seno di Diana ha continuato a sanguinare e lei è svenuta. Durante il trasporto in ospedale il suo cuore si è fermato, ma è stata rianimata. Soltanto più tardi in sala operatoria è stato individuato il vero problema e si è cercato di chiudere la vena. Ma purtroppo era troppo tardi”.
Shepherd è convinto che Lady D sarebbe sopravvissuta se si fosse allacciata la cintura di sicurezza. “Non ho alcun dubbio – dichiara – se la sarebbe cavata con qualche livido e qualche costola rotta. Lady Diana potrebbe essere ancora in vita anche se, invece del bodyguard, i soccorritori avessero portato lei per prima in ospedale. È stata vittima di una catena di avvenimenti sfortunati”.
Infine, il patologo insiste sul mistero che aleggia attorno alla figura dell’autista di Diana: “Il monossido di carbonio nel sangue di Henri Paul rimane un mistero… È anche molto strano che nel sangue dell’autista siano state trovate tracce di una medicina che viene usata contro i vermi nell’intestino dei bambini. La provenienza di alcune prove sanguigne dell’autista deve essere messa in dubbio, perché esse non sono state trattate con la necessaria precisione e documentate con la necessaria disciplina. Inoltre ci sono delle foto che confermano che alcuni prelievi di Henri Paul sono stati scambiati. Soltanto i prelievi nei quali venne individuato alcol sono senza dubbio dell’autista”.