Monica Vitti, il marito: "La amo ancora come un pazzo, ho trascorso 20 anni chiuso in casa con lei"

Monica Vitti, il marito: “La amo ancora come un pazzo, ho trascorso 20 anni chiuso in casa con lei”

Daniela Vitello

Monica Vitti, il marito: “La amo ancora come un pazzo, ho trascorso 20 anni chiuso in casa con lei”

| 19/06/2022
Monica Vitti, il marito: “La amo ancora come un pazzo, ho trascorso 20 anni chiuso in casa con lei”

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“La amo ancora come un pazzo, in 20 anni di malattia non l’ho mai lasciata un istante. Da febbraio mi manca ogni istante un battito”. A parlare così in una struggente intervista rilasciata a Walter Veltroni per il “Corriere della Sera” è Roberto Russo, marito di Monica Vitti. La compiante attrice è scomparsa lo scorso 2 febbraio all’età di 90 anni. Da 20 si era ritirata dalle scene scegliendo di non mostrarsi più in pubblico dopo essere stata colpita dalla demenza a corpi di Lewy, una malattia degenerativa che provoca disturbi gravi dell’attenzione, della parola, delle facoltà motorie e apatia.

Alberto Sordi e Monica Vitti

Nella sua stanza entravano solo tre persone

Monica Vitti ha trascorso gli ultimi 20 anni della sua vita chiusa nella casa in cui era andata a vivere nel 1987 con Roberto Russo con cui convolò a nozze il 27 settembre 2000 convolò a nozze in Campidoglio dopo 27 anni di fidanzamento. La precedente abitazione dell’attrice era andata a fuoco e nella nuova non era del tutto serena perché al piano superiore abitava il regista Michelangelo Antonioni che era stato il suo primo grande amore. “Lei lo sentiva trascinare la gamba in casa, dopo che era stato colpito dall’ictus, e questo la faceva soffrire”, racconta Roberto Russo che è stato legato alla Vitti per 49 anni. Nella casa di Monica e Roberto, per 20 anni, non è entrato mai nessuno “A parte i medici, solo io, Cristina, la segretaria di Monica e Mirella, che badava a lei. Nessun altro, mai”. L’attrice ha visto scorrere giorni, mesi, anni, nella sua stanza, seduta su una poltrona in pelle nera.

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Monica Vitti e Alain Delon

Il primo incontro: “Persi completamente la testa per lei”

Roberto Russo ricorda il primo incontro con quella che sarebbe diventata sua moglie: “Eravamo sul set di Teresa la ladra. Avevo 25 anni, lei sedici più di me. Lei era l’attrice protagonista, io battevo il ciak. Insomma ero un macchinista (…) Poi ho fatto anche il fotografo di scena, il regista, il produttore. Insomma, durante quel film, tratto da un libro di Dacia Maraini, io persi completamente la testa. Da quando l’ho vista non ho capito più nulla. Ma io ero il ciakkista e lei la star. Lei era fidanzata. Non avevo mai visto una donna di quella intelligenza, di quella simpatia, di quella bellezza. Lei era come i film che ha fatto: sapeva far ridere, far piangere, far pensare. La nostra storia, durata quasi mezzo secolo, è stata l’avventura di una simbiosi. Tu l’hai conosciuta e lo sai: se stavi anche solo cinque minuti con Monica eri fregato, ti ammaliava, prendendoti da ogni parte, non volevi andar via. E io non sono mai andato via. Ti racconto questo: noi non ci siamo mai lasciati un secondo. Pensa che in cinquant’anni io ho dormito lontano da lei solo una notte, per un premio che dovevo ritirare. Monica ed io non abbiamo mai chiuso occhio quella notte”.

Alberto Sordi e Monica Vitti

I primi segni della malattia: “Lei mascherava i vuoti”

Roberto Russo torna indietro con la memoria a quando si è accorto che qualcosa non andava nella sua Monica: “Era una grande attrice, non dimenticarlo. Lei mascherava i vuoti che si andavano moltiplicando nella sua mente. Era bravissima. Faceva leva sul fatto che, in fondo, un po’ smemorata era sempre stata. Sapeva tutti i copioni a memoria, ma magari non ricordava dove aveva lasciato le chiavi di casa. È sempre stata così. Ma la nostra vita in simbiosi faceva sì che ogni piccolo slittamento dell’uno fosse avvertito dall’altro. Io mi ero accorto che qualcosa non andava come sempre. Che la memoria la stava abbandonando, lentamente ma, per me, visibilmente. La portai da un famoso medico. Lei sfoderò le sue doti di camuffamento e alla fine questo luminare mi investì dicendo che Monica stava benissimo e che ero io a dovermi far visitare. Un’altra volta la portai a fare analisi in clinica e lei si arrabbiò. Mi chiese come mi era venuto in mente, che lei stava benissimo e le analisi lo avevano confermato. Io mi scusai e le dissi che lo avevo fatto per togliermi la paura (…) Una volta mi disse: ‘Roberto non mi ricordo questa cosa, è una cosa facile. Come mai? Cosa mi sta succedendo’”.

Monica Vitti e Gigi Proietti

“Monica mi ha fatto vivere una vita bellissima”

Roberto Russo racconta le ultime ore di vita della moglie: “La sera prima che morisse ci siamo accorti che qualcosa non andava. Monica non era come sempre. La mattina dopo ho chiamato l’ambulanza ma non c’è stato nulla da fare, ci siamo fermati all’ospedale più vicino… Da lì ti ho telefonato per dirti di dare la notizia. Monica mi ha fatto vivere una vita bellissima, ogni giorno pieno di felicità e di amore. Tutto è cominciato su quel set. Non ti ho detto che a un certo punto io, che non ce la facevo a vederla e non poterle dire che la amavo, ho abbandonato le riprese. Ma dopo qualche giorno mi hanno richiamato per dirmi che volevano tornassi sul set. Ho capito in quel momento, il più bello della mia vita, che era stata Monica a volermi vicino a lei”.

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Monica Vitti e Giancarlo Giannini

“Ho difeso il suo desiderio di riservatezza fino alla fine”

“Per venti anni. Venti anni qui con lei – aggiunge – Per non farla mai stare sola, per non farle mai mancare nulla. Venti anni senza mai uscire di casa se non per la spesa o per fare due passi qui intorno. Ho difeso Monica, il suo desiderio di riservatezza fino alla fine, ho cercato di farla ridere quando poteva, e di tenerle sempre la mano. E lo rifarei, rifarei ogni giorno di questi venti anni che non separo dagli altri trenta. Sono stati tutti meravigliosi, perché sono stati tutti con lei”.

La dedica di Monica Vitti al marito: “Niente è bello senza te”

Infine, Roberto Russo condivide con Walter Veltroni e i lettori le ultime parole che la moglie gli dedicò 20 anni fa prima di rinchiudersi nel suo mondo: “Amore mio grande, amore mio bello, amore amore amore, come è bello vivere con te, lavorare con te, litigare con te, fare pace con te, costruire con te, aver paura e piangere e ridere. Niente è bello senza te”.

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