Paralizzato dopo una sparatoria, Manuel Bortuzzo al "GF Vip" per "abbattere un muro"

Paralizzato dopo una sparatoria, Manuel Bortuzzo al “GF Vip” per “abbattere un muro”

Daniela Vitello

Paralizzato dopo una sparatoria, Manuel Bortuzzo al “GF Vip” per “abbattere un muro”

| 08/09/2021
Paralizzato dopo una sparatoria, Manuel Bortuzzo al “GF Vip” per “abbattere un muro”

E tra i concorrenti più attesi della nuova edizione

  • Il nuotatore 22enne è costretto su una sedia a rotelle
  • Due anni fa, fu ferito a colpi di pistola in uno scambio di persona
  • La casa di Cinecittà modificata per accoglierlo

Cresce l’attesa per l’inizio della sesta edizione del “Grande Fratello Vip”. Il primo appuntamento è in programma lunedì 13 settembre, in prima serata, su Canale 5. Tra i concorrenti più attesi c’è Manuel Bortuzzo, il 22enne nuotatore triestino costretto su una sedia a rotelle dopo essere rimasto vittima di una sparatoria avvenuta a Roma due anni fa.

In un’intervista al settimanale “Chi”, Bortuzzo racconta che l’idea di partecipare al reality targato Mediaset è nata come una provocazione: “Ne ho parlato a pranzo un giorno con mio padre e l’ho un po’ buttata lì”. Alfonso Signorini, al fianco di Manuel durante la presentazione della sua autobiografia “Rinascere”, ha subito raccolto la sfida.


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Manuel Bortuzzo (Foto Instagram)

“La gente non sa come avvicinarsi alla disabilità”

“Entrare al Grande Fratello Vip potrebbe essere un modo per far capire cos’è davvero la disabilità – spiega – Cosa vuol dire alzarsi, vestirsi, fare le cose minime: un modo per rompere un muro ancora troppo alto. Nelle relazioni quotidiane le persone non sanno davvero come trattare con noi. Talvolta hanno difficoltà ad avvicinarci, a entrare in contatto con noi”.

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Manuel Bortuzzo (Foto Instagram)

La casa di Cinecittà modificata per accoglierlo

Alfonso Signorini ha confidato a “Tv Sorrisi e Canzoni” che la casa di Cinecittà quest’anno ha subito qualche modifica proprio per accogliere il 22enne triestino. “Prima si apriva con il living della cucina, ora con il salone che è raddoppiato di volume – ha anticipato – La cucina questa volta si affaccia sul giardino, mentre le docce saranno a vista tra il giardino e la cucina. Inoltre è stata riveduta e corretta per la presenza di Manuel Bortuzzo. Avere lui è il modo migliore per fare conoscere la disabilità nella sua quotidianità”.

Manuel Bortuzzo (Foto Instagram)

Il racconto choc di quella notte

Due anni fa, Manuel Bortuzzo aveva raccontato il suo dramma a Bruno Vespa che era andato ad intervistarlo presso l’ospedale S. Lucia di Roma, centro d’eccellenza nel campo della neuroriabilitazione. Al conduttore di “Porta a Porta” che gli chiedeva che ricordi avesse della notte in cui è rimasto ferito a colpi di pistola in uno scambio di persona, il giovane aveva replicato raccontando i dettagli di quanto accaduto: “Ho dei ricordi abbastanza limpidi. Fino al momento in cui sono caduto a terra, che è l’ultima immagine, ricordo tutto quasi perfettamente. Stavo per entrare in un pub, dovevo raggiungere degli amici. Uscivano tutti di corsa perché dentro era scoppiata una rissa”.

Manuel Bortuzzo (Foto da video)

“Mi hanno urlato ‘figlio di’ e mi hanno sparato”

“Stavamo andando via – aveva proseguito – Io e la mia ragazza Martina abbiamo attraversato la strada, eravamo già dall’altra parte quando ho sentito arrivare un motorino. Gridavano contro di noi. Le parole precisamente non me le ricordo, me ne ricordo solo una prima dello sparo: ‘Figlio di…”. E mi hanno sparato. Mi hanno urlato contro come se ce l’avessero con me. Dopo lo sparo sono rimasto stupito, mi sono chiesto: ‘Ma cosa è successo?’. Lì per lì pensavo fosse finita. Da subito non ho sentito più le gambe. Poi sono arrivate le volanti della polizia. Sono arrivati in soccorso quattro poliziotti. L’ultima scena che ho in testa è questa immagine di me per terra con le quattro facce dei poliziotti. Poi ho perso conoscenza e quando mi sono svegliato in ospedale mi è stato raccontato quello era successo dopo”.

Il risveglio in ospedale

Bortuzzo ha ricordato anche l’emozione provata al risveglio dopo tre giorni di coma farmacologico: “Mi sono messo a piangere. Mi sono accorto di essere vivo e che stavo bene”.

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