Alcol e sesso sfrenato, il noto rapper esce dal rehab: "Ero a letto con una ma non la vedevo"

Alcol e sesso sfrenato, il noto rapper esce dal rehab: “Ero a letto con una ma non la vedevo”

Daniela Vitello

Alcol e sesso sfrenato, il noto rapper esce dal rehab: “Ero a letto con una ma non la vedevo”

| 24/08/2021
Alcol e sesso sfrenato, il noto rapper esce dal rehab: “Ero a letto con una ma non la vedevo”

Junior Cally non tocca alcol da 45 giorni

  • La confessione: “Ora so che si è più ubriachi da sobri”
  • Soffre di disturbo ossessivo compulsivo da quando aveva 18 anni
  • Il sesso sfrenato: “Conoscevo una, ci andavo a letto e il giorno dopo mi sentivo sporco”

“Ho deciso di fermarmi prima che sia troppo tardi, ho scelto la vita e ho deciso di respirare e di pensare alla mia salute mentale e non. Questi sono stati due anni da incubo, dove tutti sapete che razza di inferno ho passato a livello mediatico”. Lo scorso luglio, il rapper Junior Cally annunciò così lo stop sui social. Qualche giorno dopo, entrò in rehab per cercare di lasciarsi alle spalle le dipendenze da alcol e sesso compulsivo.

“Soffro da anni di disturbo ossessivo compulsivo”

“Non sono invincibile – spiegò in un lungo post – Senza girarci intorno: sono un alcolista e, come già sapete, soffro da anni di DOC (disturbo ossessivo compulsivo). Nei momenti più bui di questo ultimo periodo, dove il DOC tornava ad essere padrone della mia vita trovavo rifugio nel bicchiere. Il bicchiere mi era diventato amico, mi rendeva libero e mi disinibiva, mi dava la forza per fregarmene di tutto ed andare avanti”.


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Junior Cally (Foto Instagram)

“Ho deciso che era arrivato il momento di curarmi”

“Anche il sesso è diventato una malattia, una dipendenza da curare, perché anche quello è diventato compulsivo, incontrollabile, irrefrenabile – aggiunse – Dunque ho deciso insieme allo psicologo che mi segue da tanto tempo che l’unica soluzione è quella di isolarmi per un po’. E dopo aver chiuso il disco e il resto, insomma dopo aver fatto in anticipo tutti i compiti per le vacanze, ho deciso di pensare a me e alla mia salute e ho deciso finalmente che era arrivato il momento di curarmi”.

“Spero di riuscire a farvi incontrare una versione di me migliore”

“Inizierò un percorso contro le dipendenze dove non potrò vedere nessuno che conosco, dove non potrò usare il telefono e dove ovviamente non potrò più bere. Andrò in un posto dove mi auguro di poter trovare le forze di guardarmi dentro, un posto in cui vomitare tutte le mie paure per liberarmene una volta per tutte. Spero di riuscire a farvi incontrare una versione di me migliore, una persona che non accarezza la morte con un bicchiere in mano”, concluse.

Junior Cally (Foto Facebook)

“Da quasi 45 giorni non tocco un goccio, ma non è facile”

Qualche giorno fa, Junior Cally è uscito dalla clinica toscana in cui si è rinchiuso per riemergere dal tunnel in cui era sprofondato. “Ho chiesto io di essere ricoverato – confessa in un’intervista rilasciata a Candida Morvillo per il “Corriere della Sera” – Volevo smettere di bere, staccare ogni contatto. Ma ogni giorno scoprivo che non ero pronto affatto. Da quasi 45 giorni non tocco un goccio, ma non è facile”.

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“Credo che bevo per anestetizzarmi, per insicurezza”

Per un mese, il rapper ha seguito un percorso fatto “di psicanalisi, meditazione, yoga”. “Mi sono reso conto di cosa perdevo – confida – quando già prima di pranzo iniziavo col vino e, la sera, dopo altre tre bottiglie di rosso, passavo a grappa, amari, fino a svenire. In rehab, ho scoperto il sapore del caffè la mattina senza postumi della sbornia. Poi, ovvio, ho avuto momenti bui. Ancora ci sono. Quelli in cui mi dico: voglio bere. E quelli in cui mi vengono in mente cose di quand’ero piccolo, del perché sto così. Credo che bevo per anestetizzarmi, per insicurezza. L’alcol mi fa sentire forte, mi fa evadere dal Doc di cui soffro da quando ho 18 anni”.

Junior Cally (Foto Instagram)

“A 18 anni mi hanno detto che non sarei morto”

“(A 18 anni) Mi hanno detto che non sarei morto – racconta – A 14, giocavo a calcio. Faccio i provini per il Perugia, il Verona, vanno alla grande, ma mi respingono: avevo le piastrine troppo basse. Cominciano le visite, mi dicono che è leucemia. Quattro anni per ospedali e mille divieti: non posso giocare a pallone, tatuarmi, andare in motorino… A 15 anni, dico a mamma: se devo morire, me lo devi dire. A 18, i medici capiscono che era invece una malattia autoimmune. Mi è rimasta la paura di morire, il Doc è nato così: ho iniziato a pensare che, se accendevo e spegnevo la luce quattro volte o giravo la maglietta due o evitavo i numeri dispari, non sarei morto. Bere aiutava: se sei ubriaco, non riesci neanche ad aprire la porta, figuriamoci a contare le volte che spegni la luce”.

Il sesso compulsivo: “Conoscevo una e ci andavo a letto”

La situazione si è aggravata con il lockdown. “Ho sempre bevuto, ma lì ho aumentato – rivela – La mattina, non mi ricordavo che avevo fatto il giorno prima, tremavo, il Doc era amplificato, le insicurezze prendevano il sopravvento. Dopo, con le riaperture, stavo sempre in giro per discoteche, conoscevo una ragazza, ci andavo a letto, e il giorno dopo mi sentivo sporco, sbagliato. C’entrava l’alcol: la sera, vai a letto con una; il giorno dopo, conosci un’altra a pranzo e pure ci vai a letto… Sono andato avanti così per quasi un anno. A primavera, con lo psicologo, mi sono detto: perché devo cercare conferme col sesso? Non mi serve questo scudo da rockstar”.

Guè Pequeno e Junior Cally (Foto Instagram)

“Ho messo la maschera per diventare un altro ed essere un idolo”

Junior Cally rievoca “i tre mesi mesi più sessualmente densi, peggiori”: “Mi dicevo: devo essere il primo, è sposata, ma vuole me. Di spiegazioni ce ne sono tante. A Focene, ero sempre il diverso, lo sfigato che voleva fare rap e nessuno ci credeva. Ma rischiavo la morte per tutto e rappare era il mio sfogo. Sentivo di avere talento, facevo le pulizie, il cameriere e mi pagavo la musica. Lì, ho messo la maschera (ai suoi esordi fece scalpore la sua scelta di presentarsi in pubblico con una maschera a gas, ndr.) Dovevo diventare un altro per essere un idolo. Poi, da famoso, ho scoperto che Internet è peggio del paese. Quindi, è arrivato Sanremo e il noto casino”.

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“Ora so che si è più ubriachi da sobri”

Prima di approdare sul palco dell’Ariston, il rapper finì nell’occhio del ciclone per via di un vecchio brano ritenuto sessista. “Io non ho mai fatto male a una donna, ho cantato cose che esistono, ma che non ho fatto. Tante cose brutte di questi due anni sono figlie di quel Sanremo. Mi hanno demonizzato”, sentenzia. Adesso dopo il rehab “vedo e sento più cose. Mi accorgo dell’insetto sul fiore. Prima, ero a letto con una, ma non la vedevo. Ora, so che si è più ubriachi da sobri”.

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