Belen favorita in ospedale? I vertici del nosocomio: "Trattata come le altre"

Belen favorita in ospedale? I vertici del nosocomio: “Trattata come le altre”

Daniela Vitello

Belen favorita in ospedale? I vertici del nosocomio: “Trattata come le altre”

| 16/07/2021
Belen favorita in ospedale? I vertici del nosocomio: “Trattata come le altre”

L’ospedale di Padova si è trasformato in clinica privata per il parto dell’argentina?

  • La denuncia della Cgil: “Ci risulta che un’ala sia stata chiusa”
  • L’azienda ospedaliera rompe il silenzio e smentisce tutto
  • Lo scandalo degli ascensori bloccati

L’ospedale di Padova finisce nell’occhio del ciclone dopo la denuncia da parte della Cgil di presunti favoritismi nei confronti di Belen Rodriguez. La showgirl argentina ha scelto il nosocomio della città veneta per dare alla luce la sua secondogenita. La piccola Luna Marì è nata il 12 luglio poco dopo la vittoria della Nazionale italiana di calcio agli Europei.

Belen Rodriguez con la figlia Luna Marì (Foto Instagram)

Belen favorita rispetto alle altre mamme?

“Un’ala del terzo piano, dove era ricoverata a Belen, è stata chiusa e completamente riorganizzata: una mobilitazione da clinica privata, non giustificata per una struttura pubblica come l’ospedale di Padova”, denuncia la Cgil. 


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Belen Rodriguez con la figlia Luna Marì (Foto Instagram)

La Cigl: “Ci risulta che un’ala sia stata chiusa”

“Abbiamo avuto diverse segnalazioni. Si è dovuta organizzare una vera e propria macchina per tutelare la privacy di una celebrità che ha scelto Padova per partorire – dichiara Alessandra Stivali della Fp Cgil al “Mattino di Padova – Ci risulta che un’ala del terzo piano, dov’era ricoverata Belen, sia stata chiusa e riorganizzata. Quello che noi pensiamo però è che si tratta pur sempre di un ospedale pubblico, dove il personale è stato costretto a spendere energie per riorganizzare un intero piano oltre che per contenere la presenza di paparazzi. Insomma per delle necessità specifiche non giustificabili”. 

Antonino Spinalbese con la figlia Luna Marì (Foto Instagram)

Bloccato l’accesso in ascensore al terzo piano?

La notizia è rimbalzata sui social unitamente alla pubblicazione della foto di un cartello, dapprima diffusa nelle chat dei dipendenti del reparto di Ostetricia e Ginecologia. “Causa Belen e fino a nuovo ordine, i pulsanti in cabina relativi al terzo piano sono disabilitati”, recitava la comunicazione.

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La prima immagine di Luna Marì

La replica dell’ospedale

Nelle scorse ore, i vertici dell’ospedale di Padova hanno fatto chiarezza sulla vicenda. “Dovremmo parlare d’altro, ma visto che ci sono attacchi e polemiche parliamo anche di questo – ha detto Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell’azienda ospedaliera, nel corso di una conferenza stampa – Non c’è stato nessun reparto bloccato e nessun piano dell’ospedale è stato interamente dedicato alla figlia di Belen Rodriguez. La signora Rodriguez è stata ospite insieme a sua figlia Luna Marì in una stanza a pagamento al terzo piano”.

Belen Rodriguez torna a casa dopo il parto (Foto Instagram)

“Belen trattata come tutte le altre persone”

“Il 10 luglio nel reparto c’erano altre 16 persone – ha puntualizzato il dirigente sanitario – l’11 luglio altre 9, il 12 luglio altre 11 donne, il 13 luglio altre 12 persone, il 14 luglio erano in 14. Quindi non c’è stato alcun piano bloccato e nessun reparto dedicato”.

Belen, ha tenuto a precisare, “non ha creato alcun problema a noi e alle altre degenti, né tantomeno all’organizzazione del reparto. Non c’è stata alcuna costrizione nei confronti del personale a spendere ulteriori energie oltre il normale lavoro. Abbiamo ospitato una persona famosa ma l’abbiamo trattata come tutte le altre. C’è stata solo la presenza della vigilanza, ma non tanto per lei, ma per tutte le altre persone. In modo da evitare che fan e curiosi potessero creare problemi al terzo piano”.

Luna Marì Spinalbese (Foto Instagram)

“Bloccati solo due ascensori”

Infine, il dirigente ha bollato come fake news l’immagine di un cartello che annunciava il blocco di due ascensori. “Solo a due è stato vietato di fermarsi al terzo piano – ha spiegato Dal Ben – Ma si tratta di un montacarichi e di un ascensore usato dalle ditte esterne. Essendo i più lontani dalla guardiola e meno controllabili abbiamo pensato di tenerli bloccati”.

Quanto al cartello, ha fatto sapere l’ospedale di Padova, “non è mai comparso dentro o fuori gli ascensori. Evidentemente è stato fotografato ed è iniziato a circolare su chat e poi sui social”. Per chiarire quest’ultimo aspetto è in corso un’indagine interna.

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