Katia Tarasconi, la neo sindaca e l'incidente in cui ha perso la vita il figlio 17enne

Katia Tarasconi, la neo sindaca e l’incidente in cui ha perso la vita il figlio 17enne

Daniela Vitello

Katia Tarasconi, la neo sindaca e l’incidente in cui ha perso la vita il figlio 17enne

| 29/06/2022
Katia Tarasconi, la neo sindaca e l’incidente in cui ha perso la vita il figlio 17enne

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Prima di candidarsi Katia Tarasconi, 48 anni, neo sindaca di Piacenza, si è confrontata con la figlia e con gli amici di Kristopher, il figlio 17enne morto lo scorso settembre dopo essere stato travolto da un tram a Roma mentre era bordo di un motorino. Un dolore tremendo ed innaturale quello provato dalla Tarasconi e da tutti quei genitori a cui è capitato di seppellire un figlio.

“Aveva patito molto il Covid e teneva tanto a quel viaggio”

In un’intervista rilasciata lo scorso aprile a Walter Veltroni per il “Corriere della Sera”, Katia Tarasconi ha ripercorso quel tragico 17 settembre 2021. Kristopher ha raggiunto Roma in treno. Lì avrebbe dovuto trascorrere un weekend con gli amici. Un appuntamento precedentemente rinviato per via della pandemia. “Era stato rimandato ma lui ci teneva tanto a quel viaggio – ha raccontato la Tarasconi – Aveva patito molto il Covid, non era riuscito a fare l’anno all’estero come sua sorella. Io, da quando sono nati, ho sempre cercato di fare tutto uguale tra loro. (…) Dovevano sentirsi uguali nell’amore della madre”.

Katia Tarasconi (Foto Instagram)

“Aveva conosciuto questi amici in California”

“Kri non era riuscito a trascorrere il suo anno all’estero come Rebecca aveva fatto in Australia – ha spiegato – Mi ha detto: ‘Voglio andare in California’. L’ho mandato. È stato lì un mese e mezzo. Quando è tornato gli ho detto: ‘Però adesso studi’. Kristopher mi ha risposto: ‘Guarda che a settembre, con i miei amici, in un weekend ci troviamo a Roma’. Si erano conosciuti in California ma venivano da tutte le parti d’Italia e si erano dati appuntamento a Roma, per ritrovarsi. Gli avevo detto: ‘Se ti promuovono vai, altrimenti no’. Chiaro che lui si è fatto promuovere”.

L’ultima chiamata del figlio: “Era euforico”

“La mattina della partenza aveva il treno alle sei e rotti – ha ricordato la neo sindaca – Paolo, il mio compagno, mi dice: ‘Lo porto io in stazione, tu fai con calma’. L’ho salutato e gli ho detto: ‘Kri, mi raccomando’ ma lo facevo sempre, come ogni madre. ‘Usa la testa’, gli dicevo, sapendo che lo avrebbe fatto. Conoscevo mio figlio. Quando è partito gli ho riscritto un WhatsApp: ‘Usa la testa’. Mi ha chiamato l’ultima volta alle due e trenta del pomeriggio dicendomi: ‘Mamma, il tipo della casa non è ancora arrivato. Cosa facciamo?’. Gli ho consigliato: ‘Aspettate un attimo e vedrai che arriva’. Mi ha mandato una foto alle tre e trenta, facendomi vedere lo skyline di Roma da questa casa. Era euforico, contento, felice con i suoi amici”.

Katia Tarasconi (Foto Instagram)

“Sentivo che era accaduto qualcosa”

Poi il silenzio: “La sera verso le undici e trenta, mezzanotte, mi chiedo perché non si sia più fatto sentire e inizio a cercarlo. Gli mando dieci messaggi. Guarda. All’una e ventidue gli ho scritto: ‘Per favore mi chiami’. Un minuto dopo: ‘Mi stai facendo impazzire’. All’una e trenta l’ho pregato: ‘Chiama a qualsiasi orario, ma chiama’. Alle due inizio a telefonare. Telefonavo e buttavo giù. Suonava, suonava, suonava, suonava. Sempre a vuoto. Ho continuato tutta la notte a chiamarlo, poi alle tre mi sono addormentata. La mattina mi sono alzata alle sei e trenta, ho ricominciato a cercarlo. Sono andata dal parrucchiere perché avevo un matrimonio. Sono entrata nel negozio e ho detto: ‘C’è qualcosa che non va, è successo qualcosa’. La parrucchiera che mi conosce da anni mi ha rassicurato: ‘Ma no, sono ragazzi, doveva vedere la sua fidanzata vedrai che…’. L’ho interrotta: ‘No, no. Mio figlio non sarebbe mai andato a letto senza chiamarmi’ (…) Io sentivo che qualcosa era accaduto, però vuoi, devi, pensare che ti stai sbagliando. A quel punto è suonato il telefono ed era la mia vicina di casa che è nei vigili urbani e io le ho detto che non volevo parlarle. Perché sapevo già. Dentro, sapevo già”.

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Beppe Sala e Katia Tarasconi (Foto Instagram)

“Da come l’ho visto, credo che sia morto sul colpo”

Katia Tarasconi sconosce tuttora i particolari dell’incidente in cui ha perso la vita il figlio: “Sono andata di corsa a Roma, sul posto. Non mi hanno ancora detto nulla: non ho neanche il rapporto della polizia, dei vigili, niente. Non so neanche se, quando sono arrivati, lui era ancora vivo. So solo che Kri e i suoi amici hanno affittato questo maledetto motorino e lui non mi ha chiamato per chiedermelo, perché sapeva che gli avrei detto di no. Erano in quattro su due scooter. Sulla Prenestina, non c’è nulla che divida la corsia da quella dei tram, anche io avrei potuto sbagliare (…) È incomprensibile, ci sono le telecamere, ma non mi hanno dato nessuna spiegazione, non so niente. Io credo che sia morto sul colpo perché, da come l’ho visto, secondo me l’impatto è stato tale per cui, quando sono arrivati i soccorsi, mio figlio era già morto. Non lo so, voglio sperare che sia così. Per me ormai vale poco, ma vorrei che qualcosa del genere non succedesse mai ad altri ragazzi”. 

“Durante il lockdown ero felice di avere i miei figli in casa”

La neo sindaca ha ribadito che il figlio ha sofferto molto per la reclusione forzata dovuta al Covid: “Io invece ero felice di averli tutti e due in casa, sempre. Mi ricordo che andavo a letto e dicevo loro: ‘Ragazzi, che bello’. Mi dava sicurezza, che fossero lì con me. Ogni tanto mi rallegravo e lui mi rispondeva: ‘Mamma smettila, non ti rendi conto di quello che stai dicendo? Mi state privando della mia vita, questi anni non me li restituisce nessuno. Non vedo i miei amici. Non posso andare a giocare a pallone o a una festa’”.

Katia Tarasconi (Foto Instagram)

“Il dolore è disumano, nessuno mi ridarà mio figlio”

“Ci sta, nella logica della vita, che tu perda i genitori, ad un certo punto la vita è una ruota che gira, ma i tuoi figli… – ha detto con amarezza – Mamma mia, è una roba disumana, è un dolore fisico che ti accompagna ogni istante, una morsa che non ti lascia mai. Però sai che non puoi farci niente. Sai che non la cambi, quella roba lì non la cambi, e quindi alla fine dici: vabbé mi alzo lo stesso e faccio le cose che devo fare, perché tanto non me lo ridanno mio figlio, non c’è niente che possa fare per cambiare la situazione. Niente”.

“Arriverà il giorno in cui riuscirò a sognarlo”

Sinora, si è scoperto, non le è mai capitato di sognare il figlio: “Tutte le sere mi addormento dicendo: ‘Kri ti prego vienimi a trovare, fatti vedere’. Ma non è successo ancora. Però parlando con un’altra mamma che ha perso il figlio prima di me, una sera le ho detto: ‘Ma tu l’hai sognato?’. Lei mi ha risposto: ‘No mai’. Il giorno dopo mi ha scritto di esserci riuscita, di averlo sognato. Arriverà quel giorno, anche per me”.

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Pubblicato il 29/06/2022 15:13
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