Gianluca Grignani: "Non vedo mio padre da 15 anni né i miei figli"

Gianluca Grignani: “Non vedo mio padre da 15 anni né tre dei miei quattro figli”

Germana Bevilacqua

Gianluca Grignani: “Non vedo mio padre da 15 anni né tre dei miei quattro figli”

| 23/01/2023
Gianluca Grignani: “Non vedo mio padre da 15 anni né tre dei miei quattro figli”

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Gianluca Grignani racconta la genesi del pezzo che porterà alla 73esima edizione del “Festival di Sanremo”, un capitolo doloroso della sua vita che parla del difficile rapporto con il padre. Il cantante milanese torna indietro con la memoria ad una telefonata di suo padre in cui la irrompe la domanda: “Tu verrai o no al mio funerale?”. “Ogni volta che la sento mi toglie un dubbio e me ne mette un altro, un brano che mi tocca sia come figlio che come padre”, ammette Grignani in un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera”. E svela: “Mio padre sta bene ed è ancora in vita anche se non ci vediamo da almeno 15 anni. Vive in Ungheria. Non ha ancora sentito la canzone e non vorrei che gli scoppiasse il cuore…”.
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Gianluca Grignani (Foto da Instagram)

“Se ne è andato in maniera poco consona. Mi sono sentito solo”

Il brano racconta di una telefonata che c’è stata realmente tra il cantante e suo padre: “Sarà stato una decina di anni fa, era un periodo in cui mi si era rimarginata la ferita provocata della separazione dei miei che era avvenuta quando avevo 18 anni. Era stata una separazione non gestita, ma non fra padre e madre quanto fra padre e figlio. Lui se ne è andato in maniera poco consona: ha messo in mezzo me. Mi sono sentito solo”. Dalle parole di Grignani si intravede ancora il ragazzo ferito e abbandonato dal padre. Un dolore che il cantante non è riuscito a gestire come anche la paura di replicare gli stessi errori con i suoi figli. “Ho paura di essere simile a una persona che ha fatto errori e che non so se dovrei accusare o scusare – svela con il cuore in mano – Allo stesso tempo mi manca la sua immagine. Quando mi incontro con l’altro suo figlio sento di avere delle radici. La differenza è che io so dire ti voglio bene e so abbracciare, i miei genitori non lo facevano”.
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Gianluca Grignani (Foto da Instagram)

“Non vedo tre dei miei quattri figli, lo faccio per loro”

La difficoltà di essere un buon padre per i suoi quattro figli è una costante nelle parole del cantante che è stato sposato con Francesca Dall’Olio fino al 2020 e con lei ha avuto 4 figli che si chiamano Ginevra, Giselle, Giosuè e Giona.  “Non vedo i miei figli (tranne la grande, Ginevra), non perché non lo voglia – confessa – ma perché la mia responsabilità ha fatto sì che io decidessi che questa è la cosa giusta da fare. E questo fa male. Davanti ai figli avrei dovuto gridare e invece sono stato zitto”. Una scelta dolorosa dopo la separazione dalla consorte a seguito di un lungo periodo “autodistruttivo” attraversato dall’artista. Nel 2009 a Viggianello (Potenza) si è accasciato sul palco durante un concerto. Ma Gianluca Grignani ha mai avuto paura di perdersi? “Ho più paura adesso – replica – Allora vincevo, rimanevo sempre a galla. Ma quella volta merita di essere raccontata: il giorno prima eravamo a Reggio Calabria in un hotel dove c’era una festa privata. Ci scambiarono per altri e finì male, ci arrivò un tavolo in testa. Il giorno dopo l’agenzia che mi seguiva allora mi fece salire sul palco lo stesso. Mi accasciai apposta, non potevo accettare un trattamento del genere. Poi aggiungo che non sono mai stato un santo e non lo sarò mai”.

Gianluca Grignani (Foto da Instagram)

“Tutto era falso negli anni 90, mi sentivo diverso e soffrivo”

Nel 1995 il grande successo con “Destinazione paradiso” da due milioni copie nel mondo, poi cosa è successo? “Prima di iniziare questa carriera ero convinto che se il pubblico non mi avesse capito avrei mollato. Arrivai al Festival dopo la pubblicazione di ‘La mia storia fra le dita’ che era stata capita ma non come volevo io: ebbe inizio quell’odissea che tutti dobbiamo attraversare per essere l’Ulisse della nostra stessa vita. Appena sceso dal palco mi accorsi che tutto era una stron*ata, che il rock non esisteva come lo vedevo io che avevo gli occhi puri pieni del messaggio del grunge e di Cobain. Tutto era falso negli anni 90, mi sentivo diverso e soffrivo: ‘La fabbrica di plastica’ fu il mio grido di vendetta”,  svela. E sul traguardo del mezzo secolo dice: “Non mi sento un cinquantenne ma ne ho tutte le paranoie. Non sono più un ragazzino, arriva la maturità del padre ma è una biga che non so ancora guidare. Sono nato con un certo bisogno di vivere e voglio abbracciare la vita”.

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Pubblicato il 23/01/2023 16:57
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