Giampiero Mughini oggi: "Mi ricordano solo per 'aborro'"

Giampiero Mughini oggi: “Mi ricordano solo per ‘aborro’, i libri non contano”

Germana Bevilacqua

Giampiero Mughini oggi: “Mi ricordano solo per ‘aborro’, i libri non contano”

| 24/11/2024
Giampiero Mughini oggi: “Mi ricordano solo per ‘aborro’, i libri non contano”

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Giampiero Mughini, giornalista, scrittore e opinionista, oggi dedica il suo tempo alla scrittura ed esce in libreria con un nuovo libro dal titolo “Controstoria dell’Italia” edito da Bompiani. Catanese, 83 anni, è noto per il suo stile provocatorio e per la capacità di combinare cultura, politica e passione sportiva. La sua appassionata e pubblica fede calcistica per la Juventus è stata da sempre un suo segno distintivo. Per molto tempo ha partecipato come opinionista a numerosi programmi televisivi sportivi, dove ha sfoderato un tono appassionato e polemico. È stato ospite fisso in trasmissioni come “Controcampo” e altri talk show calcistici. Intervistato da “Il Fatto Quotidiano” ha ammesso amaramente: “Di libri ne ho scritti ben 37 eppure in molti mi ricordano per ‘aborro’ (la sua esclamazione ricorrente, ndr)”. Parlando di politica confessa: “Non ucciderei una persona perché ha un’idea politica diversa dalla mia. Eppure nella mia generazione è successo come niente”.

Giampiero Mughini (Foto da video)

Giampiero Mughini oggi ricorda i suoi inizi: “A 21 anni ho fondato la rivista ‘Giovane critica’”

Lo scrittore siciliano dice la sua sulla vicenda della morte di Giuseppe Pinelli, balzata agli onori della cronaca per la morte della vedova: “La mia opinione rispetto a quella tragedia è che è semplicemente assurdo pensare che l’abbiano picchiato fino a portarlo alla morte; concordo con le conclusioni della famosa indagine guidata dal giudice D’Ambrosio: Pinelli si è avvicinato alla finestra alla fine dell’interrogatorio, poi si è sentito male ed è caduto”. “Questa vicenda ha ricoperto un ruolo nella mia vita. A 19 anni ho iniziato ad annusare questa roba qui. A 21 anni ho fondato ‘Giovane critica’, una delle riviste che hanno creato l’atmosfera di quegli anni – racconta – Guidavo un gruppetto di Catania, poi un altro si è formato a Roma con dentro Ernesto Galli della Loggia, Paolo Mieli, Pigi Battista. Anche a Roma è nata una rivista, ‘Pagina’, quasi mai citata mentre era importante perché segnava l’allontanamento netto dalla sinistra. Mi sento vicino a ognuno di loro, compreso Paolo Mieli, anche se non lo sento mai: lui oggi è troppo importante rispetto alle mie cose; la divisione tra sinistra e destra mi annoia. Totalmente. Mi interessano le persone”.
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Michela Pandolfi e Giampiero Mughini (Foto da video)

“Delle ospitate in tv non me ne frega un beato ca**o, preferisco leggere un libro”

Giampiero Mughini parla di sé e sottolinea: “Non appartengo a niente, non so autodefinirmi neanche professionalmente”. Nel 1978 compare nel film di Nanni Moretti “Ecce bombo”. “Quando sono arrivato a Roma – ricorda – nel gruppo di amici c’erano i due fratelli Moretti: Nanni e Franco, quest’ultimo professore di Letteratura negli Stati Uniti. Ero più amico di Franco. Poi Nanni scrive il suo primo film e i personaggi eravamo noi…”. Nonostante il suo grande bagaglio culturale e la sua storia, Giampiero Mughini viene ricordato per “aborro” e il tifo per la Juventus. “La vita è così – sentenzia – E anche io, ogni tanto, me lo chiedo. Un po’ mi dispiace, ma nulla di strano, in Italia i libri non contano nulla; sì, la gente mi dice ‘aborro’. Tutti si appigliano agli aspetti più facili, alle cose popolari. E per me di popolare c’è stata la Juventus. Ne sono felice”. Poi aggiunge: “Aborro… mi dicono aborro, eppure quel termine, in tutta la mia vita l’ho utilizzato una volta sola, lo giuro sulla testa di mio padre!”. Delle sue ospitate in tv dice: “Non me ne frega un beato ca**o, preferisco leggere un libro”. “Il vantaggio dell’esser diventato famoso? – aggiunge – Niente di particolare. L’unica stranezza è stata passare da ‘Giovane critica’ a ‘Controcampo’ e ‘Grande Fratello’.

Giampiero Mughini ammette infine: “Nei trent’anni di rapporto con mia moglie Michela un paio di donne mi sono piaciute, molto, e non ne sentivo una colpa verso mia moglie; come ho spiegato prima, amo saltare di palo in frasca. Sarà successo anche a lei, ne sono sicuro: ma figurati se in trent’anni non ha visto da vicino un altro uomo. È ridicolo pensarci. Ma sono una brava persona. E ci tengo tanto. È un’ossessione”.

Pubblicato il 24/11/2024 13:22

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