Pierfrancesco Favino: “Quando papà è morto ero sul set. Ho continuato a girare”

Daniela Vitello

Pierfrancesco Favino: “Quando papà è morto ero sul set. Ho continuato a girare”

| 21/11/2019

In un’intervista rilasciata a “Vanity Fair” lo scorso maggio, Piefrancesco Favino rievoca il dolore per la morte del padre scomparso nel 2002 mentre l’attore stava girando un film in Marocco.

“Sono nel deserto nei panni del sergente Rizzo, sul set di El Alamein – racconta – Un assistente di produzione viene incontro e mi guarda in modo strano. ‘Chiama tua sorella’, dice, poi abbassa gli occhi. Rientro in roulotte e le telefono. ‘Papà non c’è più’, sussurra lei. Riaggancio e ho un momento di totale scollamento dalla realtà. Mi osservo allo specchio. Nell’immagine riflessa c’è un tipo che mi somiglia, vestito in modo strano. Esco all’aria aperta. Mi chiedono se me la sento di continuare. Mi hanno già permesso di andarlo a trovare in precedenza e so che non potrò ripartire. Decido di girare. Mentre aspetto il mio turno sulla sedia, il dolore mi attraversa a ondate. Mi ferisce e prima di tornare come una fitta, lascia spazio a un’assurda euforia. Mi sento una balla di fieno trasportata dal vento in un film western. Quando torno a casa, al posto di papà, c’era una pietra col suo nome”.

Agli inizi, il genitore tentò di dissuaderlo dal sogno di abbracciare il mondo del cinema. “Gli dissi – confessa Favino – ‘Voglio fare l’attore’ e papà rispose: ‘Solo un coglione può fare una scelta del genere’. Risposi a tono: ‘Da qualcuno deve aver preso’. Poi però con lui ho ritrovato un rapporto, mi sono sentito dire: ‘Ho capito che hai fatto tutto da solo e sono orgoglioso di te’. Ho scoperto che collezionava i ritagli di giornale con il mio nome e un po’ mi sono commosso”.

Nella medesima intervista, Favino svela che il genitore non prese bene la sua scelta di darsi alla recitazione: “Gli dissi ‘Voglio fare l’attore’ e papà rispose ‘Solo un cog**one può fare una scelta del genere’. Risposi a tono: ‘Da qualcuno deve aver preso’. Poi però con lui ho ritrovato un rapporto, mi sono sentito dire ‘Ho capito che hai fatto tutto da solo e sono orgoglioso di te’. Ho scoperto che collezionava i ritagli di giornale con il mio nome e un po’ mi sono commosso”.

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