L’acqua Ferragni finisce in Parlamento, senatore di FdI presenta un’interrogazione

Daniela Vitello

L’acqua Ferragni finisce in Parlamento, senatore di FdI presenta un’interrogazione

| 10/10/2018

La questione delle bottiglie d’acqua Evian firmate da Chiara Ferragni in vendita a 8 euro cadauna sbarca in Parlamento. Il senatore di Fratelli d’Italia Giampietro Maffoni ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dell’Istruzione.

“Il rapporto Onu sull’acqua sottolinea lo stretto legame tra povertà e risorse idriche – scrive Maffoni nell’interrogazione – il numero di persone che vive con meno di 1,25 dollari al giorno, infatti, coincide approssimativamente con il numero di coloro che non hanno accesso all’acqua potabile. Si stima che muoiano 3900 bambini ogni giorno per scarsità d’acqua e circa il 10% di tutte le malattie mondiali potrebbe essere evitato migliorando fornitura di acqua”.

“Premetto – scrive ancora – che nel libero mercato l’abilità imprenditoriale di un individuo si premia da sola, e se vi è qualcuno che sente la necessità di spendere 72,50 euro per una confezione da 12 bottiglie, non vi è nulla di illecito. Mi chiedo peró se non sia il caso che una donna che ha il potere di influenzare milioni di giovani che la seguono sui social (15,2 milioni solo su Instagram) non possa rivedere i suoi investimenti in un’ottica diversa”.

Ieri Fedez è sceso in campo per difendere la moglie. Il rapper è ricorso all’ironia pubblicizzando una banana griffata Ferragni in vendita a 25 euro. “A quelli che fanno i moralisti, voglio dare una notizia esclusiva, mi raccomando, fate girare la voce: l’acqua di Chiara potete anche non comprarla – ha poi detto in una Instagram Story – A tutti gli indignati che stanno inserendo Chiara tra le cause del prosciugamento delle fonti sorgive dell’Ecuador volevo dire che l’acqua Evian è un’acqua che già costa di per sé, tutte le collaborazioni con Evian costano così e indovinate un po’? Il prezzo non lo decide Chiara ma l’azienda”.

Il marito della fashion blogger ha anche risposto all’esposto presentato dal Codacons alla Guardia di Finanza: “Un’istituzione come il Codacons che adesso s’indigna per un bene primario che costa 8 euro – quando da anni ci sono acque che costano 8 euro – dov’era fino adesso? Perché si scandalizza solo ora? Semplicemente perché la notizia è virale e vuole cavalcare facili consensi. C’è un’acqua a 330 euro. Ma il Codacons come vigila? Tramite le tendenze di Twitter?”.

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