Caso Weinstein, Asia Argento in tv: “Ho lasciato l’Italia, il clima è troppo pesante”

Daniela Vitello

Caso Weinstein, Asia Argento in tv: “Ho lasciato l’Italia, il clima è troppo pesante”

| 18/10/2017

Ospite di “Carta Bianca”, in collegamento dalla Germania, Asia Argento – tra le vittime di Harvey Weinstein (l’ex produttore cinematografico accusato di molestie sessuali da svariate attrici) – parla per la prima volta in tv della violenza subita quando aveva 21 anni. Da vittima la figlia di Dario Argento è finita sul banco degli imputati ed è stata accusata di aver denunciato gli abusi 20 anni dopo per interessi personali.

“Sono a Berlino perché avevo bisogno di andarmene un po’ dall’Italia, dove il clima di tensione è abbastanza pesante su me e sulla mia famiglia, avevo bisogno di respirare – esordisce – La gente ne aveva abbastanza, non solo delle violenze sulle donne che erano note a tutti ma anche di come trattava gli autori, registi, collaboratori e assistenti. E’ stata una violenza lunga 30 anni”.

“Io non ho aspettato 20 anni per denunciarlo – spiega – perchè dopo due anni che c’è stata questa violenza ho denunciato con l’arte, con un film che avevo diretto e che si chiamava ‘Scarlet Diva’. Ho raccontato per filo e per segno quello che era successo.Non ho avuto il coraggio di parlare finora perchè vedi che cosa mi è successo parlandone 20 anni dopo? Allora io non ho avuto il coraggio di denunciarlo non perchè volevo lavorare con lui come hanno scritto alcuni perchè io non ho mai più lavorato con quest’uomo. Lui proponeva qualsiasi tipo di regalo, voleva comprarmi un appartamento. La mia unica forza dopo questa violenza era rifiutare tutte le sue offerte”.

“Stavo male con me stessa, mi vergognavo di quello che era successo – prosegue – Non riuscivo a raccontarlo a nessuno. Ci ho messo tantissimo tempo a dirlo anche a mia madre. A mio padre gliel’ho detto solo ora dopo tanti anni. Mi sono sentita debole. A 21 anni pensavo che non sarebbe mai successa a me una cosa del genere e invece sono diventata una preda di questo predatore. Ero una ragazzina piena di sogni, ma non sogni di far carriera. Io non avevo bisogno di andare a letto con un uomo per portare avanti la mia carriera. E’ stato il mio lavoro a portarmi avanti. Io avevo già girato un film con Weinstein quando mi ha fatto quella violenza. Quindi non avevo nulla da ricavare. Ero una ragazzina che sognava l’Oscar”.

“Chiariamo una cosa…Io non l’ho incontrato frequentemente – precisa – Quello che c’è scritto nell’articolo di Ronan Farrow è che nei cinque anni successivi lo incontravo molto spesso nei festival dove si faceva le foto con noi vittime perchè, sapendo di essere in torto con noi, cercava le prove per fare vedere che eravamo tutte amiche sue. Quando lui si attaccava a me e chiamava un fotografo, rimanevo sbigottita. Ai festival mi perseguitava, ci sono anche dei testimoni. Perchè i giornalisti in Italia ci chiamano ‘prostitute’ io proprio non riesco a capirlo. E’ riuscito a bloccare tanti articoli su questi rumors. Quell’uomo faceva paura, poteva distruggerti, poteva farti sparire”.

Questo è un momento rivoluzionario – aggiunge – Io voglio che gli uomini si spaventino di noi donne come noi abbiamo avuto paura di loro. Penso che in Italia la visione berlusconiana della femmina abbia portato all’umiliazione della visione della donna. In Italia siamo molto indietro. Le donne mi dicono ‘potevi dire di no’. Volevo vedere loro con un uomo alto due metri con una pancia così, era impossibile. Io non potevo dire di no e scappare, è stata una violenza. Io non ho cercato una scorciatoia, sono stata messa in una strettoia. Sono stata chiusa in una stanza con un maniaco sessuale, un predatore seriale che si è approfittato di me, io ero una ragazzina”.

Asia Argento conferma di avere subito altre molestie sessuali nel corso della sua carriera: “Non ho bisogno di dire i nomi, perché in Italia c’è la prescrizione. Anche se li denunciassi non avrei nessun potere giuridico contro questi uomini, ma l’ho comunque detto per mostrare solidarietà alle donne che hanno il coraggio di denunciare”.

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