Roberta Bruzzone ospite per la prima volta a “Verissimo”. Psicologa clinica forense e docente universitaria, negli anni è diventata una delle criminologhe più popolari del piccolo schermo. La 52enne dall’animo rock, che non si separa mai dalla sua moto e dal marito Massimo, attraversa quotidianamente il dolore degli altri per provare a dar loro giustizia. “Il caso che mi ha più toccato in questi anni? È difficile fare una classifica (…), però uno che secondo me restituisce una ferocia straordinaria per tutta una serie di aspetti è quello di Valentina Pitzalis. È uno dei casi peggiori che ho avuto modo di esaminare”, ha esordito.
Roberta Bruzzone a “Verissimo”: “Ho il terrore dell’attacco con acido”
Per il suo lavoro, Roberta Bruzzone ha ricevuto minacce di morte e ha dovuto cambiare alcune abitudini di vita. “Banalmente agli eventi, ne faccio tantissimi tra conferenze e spettacoli, c’è sempre il momento dell’incontro con il pubblico e ormai da anni c’è un servizio di sicurezza che blinda tutto – ha raccontato – Può entrare una persona alla volta e non deve avere bottiglie, perché ho il terrore dell’attacco con acido visto che purtroppo anche questo scenario è stato evocato. Questo un po’ raffredda il rapporto con il pubblico ma mi devo tutelare. Le persone che mi seguono lo comprendono, però questo mi ha cambiato la vita. Difficilmente posso girare da sola, mi devo sempre organizzare in maniera molto mirata”.
La dolorosa perdita del padre
La conversazione si è subito spostata sulla vita privata, in particolare sui suoi genitori. “Papà Domenico è mancato da poco, quindi il dolore è ancora tanto. Faceva parte della polizia provinciale, quella dedicata all’antibracconaggio, e mi ha sicuramente fornito degli strumenti che ho imparato ad utilizzare sempre meglio. I suoi racconti mi appassionavano più delle favole. Il nostro era un rapporto complesso…due caratteri molto forti e per certi versi anche molto simili, quindi c’erano anche scontri epici. Però è stata una figura importantissima nella mia vita. Mio padre aveva un diabete terribile che probabilmente non ha curato come avrebbe dovuto, nonostante insistessimo in maniera anche molto incisiva. Ha gestito la sua vita a modo suo e mi ha sempre detto che era pronto a pagarne il prezzo. E così è stato. Purtroppo la malattia a un certo punto ha preso il sopravvento e non gli ha lasciato scampo. Mio padre mi ha insegnato che nella vita non è tanto un problema di perdere un treno che passa ma di rendersi conto di stare alla stazione. Perché se non ti rendi conto di questo, di treni ne passano tanti ma non li vedi”.
“Verissimo”, Roberta Bruzzone ricorda la madre
“Anche mamma Virginia è mancata da poco – ha svelato la nota criminologa – Nell’arco di un anno sono andati via tutti e due. Era una persona molto diversa da me, forse la mia antitesi. Per certi versi, era una donna che oggi effettivamente rappresenta un po’ quello che io combatto. Era una persona un po’ passiva, una che subiva le decisioni degli altri. Questa parte di lei mi ha sempre fatto molto arrabbiare, per cui non ho costruito un rapporto così sereno ma l’ho recuperato negli ultimi anni della sua vita. Ho compreso alcune sue fragilità e in qualche modo le ho perdonate. I miei genitori erano orgogliosissimi del mio lavoro, anche se probabilmente non ne comprendevano pienamente la portata”.

I ricordi d’infanzia e la prima indagine a 7 anni
Roberta Bruzzone aveva 7 anni quando ha portato avanti la sua prima “indagine”: “Ero una bambina molto vivace, determinata e cocciuta. Per tenermi buona, spesso minacciavano di chiudermi in una casa colonica dove succedevano cose terribili ai bambini discoli come me. Quella casa dall’aspetto un po’ macabro era proprio davanti alla mia aula. Avevo una paura folle ma la curiosità di andare a vedere se era davvero come dicevano ha avuto il sopravvento. Quindi un giorno, all’inizio della seconda elementare, ho preso le forbici della vigna di mio padre e, insieme a due compagni di classe avventurosi come me, siamo andati lì pensando di stare 10 minuti, il tempo dell’intervallo (…) Abbiamo iniziato a fare un sopralluogo dentro questa abitazione, solo che ci abbiamo messo una marea di tempo. Il manutentore ci ha trovati nel pomeriggio ma nel frattempo era scattato l’allarme in tutto il paese. Dopo molti anni, mio padre mi confessò che quando aveva saputo che uno dei tre bambini spariti ero io non era granché preoccupato. Mi hanno sospeso tre giorni da scuola, da quel giorno hanno capito che non era il caso di dirmi questo tipo di cose perché le avrei verificate. Probabilmente quell’esperienza mi ha trasformato. Credo che la criminologa Bruzzone sia nata quel giorno”.
Il primo fidanzatino
Roberta Bruzzone ha ricordato il primo fidanzatino al quale si è legata quando aveva 14 anni. Nel suo passato, anche un amore tossico. “Fino a un certo punto della mia vita ho dato un’importanza molto relativa alle storie affettive perché ero molto concentrata sulla mia professione – ha confidato – Ci sono state storie sbagliate che per fortuna ho chiuso in maniera anche piuttosto decisa. L’unica di cui vale la pena parlare e la più importante della mia vita è senza ombra di dubbio quella con mio marito”.

Il matrimonio con Massimo Marino
Il 30 giugno 2017 la criminologa e psicologa forense ha sposato in seconde nozze il funzionario di polizia Massimo Marino conosciuto ad una grigliata. Il sì è stato pronunciato con rito civile sulla spiaggia di Fregene. Lui, all’epoca, era rientrato da poco da una missione a Kabul durata due anni. L’attuale consorte è entrato nella sua vita dopo la fine del suo primo matrimonio. “Ho deciso di divorziare che era fine luglio del 2014 e il 7 agosto l’ho incontrato – ha rivelato Roberta Bruzzone nel salotto di “Verissimo” – Ci siamo messi insieme quella sera ed è stata una cosa veramente travolgente. Sembra davvero un incrocio previsto dal destino”.
“Brontola solo perché il mio lavoro mi porta spesso fuori casa, però poi mi perdona sempre – ha aggiunto – La mia parte tenera, dolce e ironica la tiro fuori con le persone che se la meritano, non è per tutti. Non sono un cyborg, anche se qualcuno è portato a crederlo. Quella parte c’è ma è chiaro che ho imparato a gestirla. Spesso la mia grinta può essere scambiata per aggressività ma sono solo una persona che sa quello che dice, che crede fermamente in quello che dice e lo fa in maniera molto netta. Forse però ad una donna questo tipo di aspetto non lo si perdona sino in fondo”.
Perchè Roberta Bruzzone ha scelto di non avere figli
“Ho scelto di non avere figli – ha confessato a fine intervista – Una scelta che ho fatto tanti anni fa e che non ho mai messo in discussione. Fu anche uno dei motivi che mi portò a velocizzare la fine del mio precedente matrimonio. Io non avevo quel progetto e non mi sentivo di compromettere un progetto che il mio ex marito poteva avere. Non credo di essere adatta a fare la madre, l’ho sempre pensato. Mi piace troppo la vita che conduco, non sono disposta a sacrificare un aspetto così importante. È un’esperienza così totalizzante che non me la sono sentita di affrontarla. Ho fatto una scelta di consapevolezza”.