Il grido d'allarme di Alessandro Borghese: "Senza aiuti resisto un altro mese" - Perizona Magazine

Il grido d’allarme di Alessandro Borghese: “Senza aiuti resisto un altro mese”

Daniela Vitello

Il grido d’allarme di Alessandro Borghese: “Senza aiuti resisto un altro mese”

| 15/05/2020

“L’assenza dello Stato sta radendo al suolo la ristorazione italiana. Non solo manca sostegno economico a un settore che è […]

“L’assenza dello Stato sta radendo al suolo la ristorazione italiana. Non solo manca sostegno economico a un settore che è il fiore all’occhiello del Paese, ma anche le regole per iniziare a progettare la ripartenza non ci sono”. In un’intervista al “Corriere della Sera”, Alessandro Borghese manifesta le sue preoccupazioni per il futuro. Il suo settore, ovvero la ristorazione, è uno dei più colpito dal lockdown deciso per contenere il contagio da coronavirus.

Lo chef di “4 Ristoranti”, proprietario de “Il lusso della semplicità”, svela di essere in difficoltà e senza l’aiuto del governo teme di non poter sopravvivere a lungo. “Ora siamo fermi. È tutto chiuso – spiega – E sto anticipando l’assegno della cassa integrazione ai miei 64 collaboratori: non potevo permettere attendessero mesi prima dell’arrivo dei fondi a causa della burocrazia. Ma così non si può resistere a lungo. Un altro mese. Se le cose non si smuovono dovrò decidere cosa fare con il personale, le spese d’affitto e le bollette. Ma è un’evenienza in cui spero di non dovermi trovare”.

A preoccuparlo sono le indiscrezioni sulle linee guida legate alla riapertura, in particolare quelle relative al distanziamento sociale che porterebbe ad una riduzione dei coperti. “Se sarà di due metri il mio ristorante passerà da 95 coperti a 65 – dice – Ancora sostenibile. Se dovesse essere di più – in questi giorni è stato ipotizzato anche 4 metri – dovrò ripensare del tutto l’attività e in qualche maniera farò, ma tantissimi ristoratori non saranno nelle condizioni di riaprire”.

“Qualcuno dovrà domandare ai clienti se sono parenti e in caso contrario dividerli? Non scherziamo, chi verrà insieme sarà cosciente di quello che fa – aggiunge – Mi preoccupa, invece, che possa essere richiesto il distanziamento in cucina. Il fine dining ha piatti che richiedono anche due o tre persone per la preparazione. Inoltre, non è il mio caso, ma tantissimi locali (anche stellati Michelin, ndr) hanno cucine minuscole e non potrebbero mai adeguarsi”.

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