Achille Lauro e il passato difficile: "Ho capito che stavo buttando via la mia vita"

Achille Lauro e il passato difficile: “Ho capito che stavo buttando via la mia vita”

Daniela Vitello

Achille Lauro e il passato difficile: “Ho capito che stavo buttando via la mia vita”

| 26/11/2021
Achille Lauro e il passato difficile: “Ho capito che stavo buttando via la mia vita”

La confessione a pochi giorni dal suo “One Night Show”

  • Il cantante ripercorre il suo passato difficile e svela di essersi fermato a un passo dal baratro
  • “Malavita e criminalità mi hanno fatto crescere con miti sbagliati”
  • Il racconto della “prima volta”: “Io avevo 13 anni. Lei aveva qualche mese in più”

Achille Lauro si racconta in un’intervista a “Sette”, il magazine del “Corriere della Sera” a pochi giorni dal suo “One Night Show” in programma il prossimo 7 dicembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Il cantante e performer torna a parlare della suo passato difficile e svela anche un particolare intimo.

“Stavo crescendo in un bolla sbagliata”

“Vengo dalla periferia romana ai bordi del raccordo, una realtà di estrema difficoltà – spiega – Malavita e criminalità mi hanno fatto crescere con miti sbagliati. Roma non è corrotta, diceva qualcuno, ma corruttrice. Mi sono reso conto che stavo crescendo in una bolla sbagliata che mi avrebbe portato nella mer*a. Se parlo di droga non è quella che gira nel mondo dello spettacolo, ma di una bolla in cui non hai aspettative, non c’è futuro e accadono cose tremende da cui non si esce intatti. Dopo i 20 anni capisci che quelle non sono più caz*ate, ma che stai buttando la tua vita nel cesso, stai diventando un uomo e se continui non puoi più cambiare strada ed è tardi per la redenzione”.


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Achille Lauro (Foto Instagram)

La prima volta e il primo tattoo

Poi arriva il primo rapporto sessuale e anche il primo tattoo: “La prima volta a 13 anni, lei aveva qualche mese in più. In quelle realtà metropolitane si cresce velocemente”. I tatuaggi “nella comune li avevano tutti. È un sole con l’iniziale del nome di una persona importante. A mia mamma avevo detto che era fatto con l’hennè. Tutti i tatuaggi sono legati o a persone importanti o a un lato estetico e culturale come quelli del filone giapponese”.

Il padre avvocato e professore universitario

Achille Lauro, che ora si fa chiamare solo Lauro, proviene da una famiglia altoborghese. “Mio padre si chiama Nicola De Marinis, è stato professore universitario e avvocato, ha scritto quattro libri, per meriti insigni è diventato consigliere della Corte di Cassazione – raccontò nel 2020 al “Corriere della Sera” – Nonno Federico era prefetto di Perugia, l’altro nonno ha combattuto nella seconda guerra mondiale: si chiamava Archimede Lauro Zambon. Sono nato a Verona perché lì abitava la famiglia di mia mamma, Cristina, originaria di Rovigo, ma sono cresciuto a Roma. Mia madre ha dedicato la vita agli altri. Casa nostra era sempre piena di ragazzi presi in affido. Sono sempre stato abituato a condividere”.

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Achille Lauro (Foto Instagram)

La separazione dei genitori

Poi la sua famiglia si divise e iniziò la crisi. “Però mamma per noi c’è sempre stata – precisò l’artista – Con mio fratello Federico, che ha cinque anni più di me, andai a vivere in una comune, a Val Melaina, Montesacro. Il collettivo si chiamava Quarto Blocco, c’erano altri venti ragazzi: chi scriveva, chi dipingeva, chi incideva musica a torso nudo… Così ho iniziato a scrivere, disegnare, incidere. Ora anche a dipingere”.

I rumors sul suo passato difficile

Riguardo alle voci secondo cui in passato avrebbe spacciato, rubato motorini e persino rapinato un supermercato disse: “Su di me circola una leggenda nera, inventata da gente che ha interpretato alla lettera il mio primo libro, Sono io Amleto, che in realtà è una biografia romanzata (…) Nelle periferie la droga esiste. Far finta che non esista è più sbagliato che parlarne. È una piaga sociale che non va nascosta: ne va dato un giudizio negativo. Non posso dire che queste cose non le ho mai viste; al contrario, le conosco, e cerco di aiutare le persone a non distruggere la loro vita. Vengono a intervistarmi e poi scrivono ‘Lauro spaccia’, al presente, ‘Lauro ruba’, al presente. Sono cresciuto in un ambiente difficile, in mezzo a persone problematiche. Ma Sanremo è il frutto di quindici anni di impegno. Se avessi buttato il tempo in queste sciocchezze non sarei qui. Canto per dire ai ragazzi di non sprecare il loro tempo: prima capisci quello che vuoi fare, prima arrivi al successo. E il successo non è la fama; è la riuscita del proprio percorso”.

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Achille Lauro (Foto Instagram)

“Ricomprai i gioielli di mia nonna”

“Ho visto per tutta la vita i miei farsi il cu*o e non riuscire, mio padre spaccarsi la schiena senza avere quello che gli spettava, mia madre fare lavoretti saltuari umilianti – confessò – Da questo è nata la mia ambizione. Per anni non ho dormito, per creare tutto questo. Proprio quando ero stanco, a un certo punto tutto si è messo a posto, sia la mia vita sia quella dei miei”. Con i suoi guadagni, Lauro ha ricomprato i gioielli di nonna Flavia riscattandoli dal monte dei pegni.

“Mai stato in carcere”

Anche la voce secondo cui sarebbe finito in carcere è una leggenda. “Ho avuto abbastanza amici incasinati da capire quello che non volevo diventare – spiegò – Amici reduci da dipendenza o da sbagli adolescenziali, che entravano e uscivano per cose fatte da ragazzini. Il carcere non è il posto giusto per recuperare i ragazzi. Per loro facciamo molto di più io e quelli come me”.

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