Michele Buongiorno: “Mio padre Mike? Assolutamente assente”

Daniela Vitello

Michele Buongiorno: “Mio padre Mike? Assolutamente assente”

| 05/02/2016
Michele Buongiorno: “Mio padre Mike? Assolutamente assente”

Intervistato dal “Corriere della Sera” Michele Buongiorno, primogenito di Mike Bongiorno e Daniela Zuccoli, parla del padre scomparso nel 2009. Michele, 43 anni, produttore documentarista, fa riferimento ad un'”eredità ingombrante” condivisa con i fratelli Nicolò (39 anni), che fa il regista, e Leonardo (26), che si è appena laureato in Economia alla Bocconi.

“Lui non ci ha mai aiutato nel lavoro – esordisce – per quella sua vecchia impostazione americana secondo cui bisogna farsi da soli. Non mi dava neanche consigli specifici, tranne delle indicazioni basilari. Quella appunto che la tv è un mezzo che si rivolge al grande pubblico, quindi non bisogna fare gli intellettuali con la puzza sotto il naso. I programmi, soprattutto per la generalista, devono essere divulgativi e mai di nicchia, non solo per l’audience, ma proprio per rispetto a un pubblico vasto e variegato“.

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Ma come ha vissuto con l’etichetta di “figlio di”? “I traguardi che ho raggiunto me li sono guadagnati – precisa – Semmai ho dovuto sempre dimostrare qualcosa in più degli altri, e in questo senso un po’ di fatica c’è stata, ma piacevole“.

Michele Bongiorno descrive Mike-padre definendolo “assolutamente assente”. “Noi lo vedevamo più in tv che a casa – spiega – e per fortuna che nostra madre, invece, è sempre stata molto presente. Ma papà era un uomo del ‘900, gli uomini come lui, pur essendo devoti alla famiglia, non erano casalinghi, non avevano l’attaccamento fisico ai figli. Molto diversi da noi padri di oggi più coinvolti nell’andamento domestico. Lui era il classico patriarca: ci ha trasmesso dei valori morali fondamentali: la serietà nei rapporti umani e lavorativi, l’umiltà, l’impegno nello sport, il rispetto del prossimo… Sì, era assente, ma la sua presenza l’ho avvertita in modo costante (…) Era una persona egoista, ma uso questo aggettivo non nella comune accezione. Per il lavoro che faceva, doveva essere molto concentrato su se stesso e ciò comportava qualche problema in casa, perché se sei concentrato su di te non ti accorgi di quel che ti accade intorno”.

Si scopre quindi che, in vacanza, il presentatore di “allegria”, diventava un’altra persona. “Ricordo con lui dei viaggi straordinari negli Stati Uniti, suo Paese di nascita per il quale nutriva un amore sperticato – racconta – E lì lo vedevo in una veste diversa. Mi stupivo quando faceva rafting nel Grand Canyon, a cavallo nel Wyoming o quando la sera lo vedevo dormire nel sacco a pelo: si trasformava. Quando però ci fermavamo a New York e tutti noi, la mattina, eravamo già pronti per uscire e andare in giro, lui restava piantato davanti alla televisione, scorreva tutti i canali per scoprire qualche nuovo format, qualche idea da portare in Italia. Non a caso è stato il primo a capire le potenzialità della tv commerciale”.

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