Totò Cascio, il bambino di "Nuovo Cinema Paradiso" racconta la sua malattia

Totò Cascio, il bambino di “Nuovo Cinema Paradiso” racconta la sua malattia

Daniela Vitello

Totò Cascio, il bambino di “Nuovo Cinema Paradiso” racconta la sua malattia

| 19/02/2022
Totò Cascio, il bambino di “Nuovo Cinema Paradiso” racconta la sua malattia

4' DI LETTURA

L’attore siciliano svela perchè ha smesso di fare film

  • E’ affetto da una malattia degenerativa che porta alla cecità
  • “Non è stato facile accettarlo, ho chiesto aiuto a Dio”
  • La riconoscenza verso Tornatore: “Se sono amato da tutti è grazie a lui”

Ospite di Serena Bortone a “Oggi è un altro giorno”, Totò Cascio – divenuto famoso a otto anni per aver interpretato il bambino di “Nuovo Cinema Paradiso”, parla del suo libro “La gloria e la prova. Il mio Nuovo Cinema Paradiso 2.0” (prefazione di Giuseppe Tornatore). Nel 1988, mentre al cinema usciva “Nuovo Cinema Paradiso”, Totò Cascio riceveva una terribile diagnosi: retinite pigmentosa con edema maculare, ovvero una malattia degenerativa che porta alla cecità.

Serena Bortone (Foto da video)

“Sono riuscito ad accettarlo grazie alla fede”

“Inizio ‘Nuovo Cinema Paradiso’, una bellissima esperienza fatta con spontaneità e con gioco – ricorda l’attore siciliano – Poi arrivano altri film. Nel frattempo, ci sono stati problemi agli occhi e mi viene diagnosticata questa malattia. Sono stati anni difficili, duri. Per un bambino naturalmente è difficilissimo accettarlo. Dopo anni ci sono riuscito. Sono riuscito a riprendere in mano la mia vita grazie alla fede, alla mia forza. Poi ci sono stati personaggi per me fondamentali. Ho avuto anche la possibilità di fare un bellissimo cortometraggio con la Fondazione Telethon e Rai Cinema e poi c’è stato il libro”.

Totò Cascio con i genitori (Foto da video)

“Tornatore mi ha insegnato cos’è la disciplina”

“Per ‘Nuovo Cinema Paradiso’ mi hanno scelto casualmente – racconta – Dopo una selezione fotografica e un paio di provini, sono stato io il bambino fortunato rispetto agli altri. Però a mio avviso è stato un segno divino. Tornatore si è subito innamorato di me, ha visto in me delle qualità particolari e mi ha dato fiducia dandomi un ruolo fondamentale. Sul set giocavo, ero molto creativo, per me era qualcosa di nuovo. Mi sono integrato molto bene con Philippe Noiret, con tutti gli altri attori, con la troupe. Peppuccio Tornatore ci sapeva fare, all’epoca aveva 33 anni e mi ha insegnato cos’è la disciplina. E’ una persona che porto nel cuore con tanto affetto. Se sono Totò Cascio e sono amato da tutti è grazie a Peppuccio”.

Totò Cascio (Foto da video)

Tornatore: “Era piccolo ma era davvero un portento”

Serena Bortone manda in onda un frammento del cortometraggio “A occhi aperti” in cui a parlare è Giuseppe Tornatore. “Descrivere Totò è facilissimo – dice il celebre regista – Lui è quello che tutti i registi vorrebbero quando in un film hanno come personaggio importante un bambino. Lui era molto piccolo, però era veramente un portento. Ricordo benissimo questa telefonata di Totò che mi racconta dei suoi gravi problemi di vista. Ho capito subito che lui voleva parlarmene perché voleva liberarsi e soprattutto voleva raccontarmi come era riuscito a superare il tormento di dovere accettare questa nuova condizione. In quel momento mi sono reso conto che Totò era diventato un uomo, non era più il bambino di ‘Nuovo Cinema Paradiso’”.

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Giuseppe Tornatore (Foto da video)

L’attore: “Anche mio fratello più grande ha questa malattia”

La memoria di Totò Cascio torna al momento drammatico della diagnosi: “Un bambino non riesce a metabolizzare questo problema. Ero troppo piccolo. Già è stato difficile per i miei genitori. Anche mio fratello più grande ha questa malattia. Con i mei fratelli ho condiviso la gioia, la gloria, la prova e la mia ripartenza. Con loro non c’è bisogno di parlare, il cuore ci unisce”.

Totò Cascio con i fratelli (Foto da video)

“Chiedere aiuto non è debolezza, è la forma più alta del coraggio”

“All’inizio ho vissuto la malattia come una vergogna – confessa – Avevo paura del giudizio e del pregiudizio. Poi mi sono integrato e ho trasformato il dolore in forza. Vorrei dire a chi affronta una malattia che chiedere aiuto non è debolezza ma è la forma più alta e nobile del coraggio. Parte tutto da lì: dal prendere consapevolezza. Prima di tutto, ho chiesto aiuto a Dio, poi ho fatto un mio percorso di consapevolezza e poi è stata molto importante la mia perseveranza, la mia forza di volontà”.

GUARDA IL VIDEO

Totò Cascio (Foto da video)

“Oggi ringrazio per ciò che ho, non mi lamento per ciò che mi manca”

“In questi anni, durante le interviste, non ho mai detto perché mi ero fermato – conclude – Non volevo essere compatito. Cosa è cambiato con la malattia? La prospettiva della vita. Ho fatto anche un percorso di psicoterapia che mi ha insegnato a fare ordine nella mia vita. Toccare il fondo non è la fine. Se tocchi il fondo puoi ripartire e volare più di prima. Oggi io sono grato e ringrazio per ciò che ho, invece di lamentarmi per ciò che mi manca”.

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Pubblicato il 19/02/2022 14:29
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