"Il Covid può ridurre le dimensioni del pene", il caso di un 30enne e la ricerca choc

“Il Covid può ridurre le dimensioni del pene”, il caso di un 30enne e la ricerca choc

Daniela Vitello

“Il Covid può ridurre le dimensioni del pene”, il caso di un 30enne e la ricerca choc

| 18/01/2022
“Il Covid può ridurre le dimensioni del pene”, il caso di un 30enne e la ricerca choc

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C’è un nesso tra coronavirus e disfunzione erettile

  • La testimonianza: “Il mio pene si è rimpicciolito, ho perso quasi 4 centimetri”
  • Il parere degli esperti: “Si va dai casi di priapismo ai problemi di erezione”
  • Il prossimo step è studiare gli effetti a lungo termine sulla salute sessuale degli uomini

“Il Covid riduce le dimensioni del pene”. E’ quanto asserisce un trentenne americano che ha raccontato in un podcast la sua personale esperienza con il coronavirus contratto la scorsa estate. “Quando sono uscito dall’ospedale, ho avuto alcuni problemi di disfunzione erettile – ha esordito – Questi sono gradualmente migliorati con alcune cure mediche, ma  sembrava che avessi un disturbo persistente. Il mio pene si è rimpicciolito, ho perso circa tre centimetri e mezzo e sono diventato decisamente meno dotato della media. Apparentemente è dovuto a un danno vascolare e i miei medici sembrano ritenere che sia probabilmente permanente. Il problema ha avuto un profondo impatto sulla mia autostima e la sfera sessuale”.

“Si registrano casi di priapismo ma anche problemi di erezione”

Secondo quanto dichiarato da Charles Welliver, urologo e direttore del Centro per la salute maschile presso l’Albany Medical College (USA), il caso di questo 30enne è tutt’altro che isolato: “Sappiamo che il Covid è una malattia che causa una serie di sintomi respiratori e che porta a molti decessi, ma ci sono anche problemi vascolari piuttosto significativi che si verificano nei giovani. E gli studi hanno dimostrato che a causa del Covid i giovani possono andare incontro a priapismo, un’erezione prolungata che di per sé è pericolosa, oppure manifestare disfunzione erettile, non riuscendo ad avere una buona erezione. Non sappiamo quante siano le persone che soffrono di questo problema, ma sicuramente è una possibilità”.

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“Non sono solo i polmoni a essere colpiti dal Covid”

Anche l’urologa Ashley Winter è dello stesso parere: “Il motivo principale per cui pensiamo che questo possa accadere è qualcosa che in gergo chiamiamo disfunzione endoteliale. Riguarda quindi le cellule che rivestono i vasi sanguigni che sono davvero importanti per la funzione di molti organi e che vengono infettate dal virus. Ciò significa che non sono solo i polmoni ad essere colpiti dal Covid. E poiché l’erezione è un evento che dipende dal flusso sanguigno, quando quei vasi sanguigni sono colpiti, si può avere la disfunzione erettile”.

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Lo studio firmato da alcuni urologi di Miami

“C’è uno studio davvero interessante – ha aggiunto – che è stato fatto da alcuni urologi di Miami nel quale sono stati prelevati campioni di tessuto del pene in uomini durante alcuni interventi. Le analisi hanno rivelato la presenza di particelle di virus. E questo è stato osservato dopo che i pazienti si erano completamente ripresi dalla malattia. Quindi sappiamo chiaramente che il Covid può colpire il pene, è qualcosa di reale”. Lo studio a cui fa riferimento l’urologa è stato pubblicato sul World Journal of Men’s Health nel maggio del 2021 e suggerisce che “la disfunzione diffusa delle cellule endoteliali dovuta al Covid può contribuire alla disfunzione erettile”.

Gli scienziati italiani studieranno gli effetti a lungo termine

Tra quanti hanno indagato sul nesso tra coronavirus e disfunzione erettile c’è anche Emmanuele A. Jannini, professore di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’Università di Roma Tor Vergata di Roma. Jannini è autore di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Andrology”. Secondo lo studioso, il Covid “è una malattia principalmente endoteliale e l’endotelio, il tessuto che riveste l’interno dei vasi sanguigni, non è altro che il principale attore dell’erezione”. Pertanto, “le persone esposte maggiormente all’infezione da coronavirus e alle sue complicanze presentano gli stessi fattori di rischio di chi è esposto a sviluppare la disfunzione erettile”. Il prossimo step è studiare gli effetti a lungo termine del Covid sulla salute sessuale della popolazione maschile: “Stiamo richiamando pazienti che sono passati attraverso l’infezione e sono guariti. Vogliamo capire se il virus lascia, oltre al danno vascolare di natura polmonare documentato dalle TAC, anche degli strascichi nei corpi cavernosi del pene”.

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Pubblicato il 18/01/2022 13:40
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