Meghan Markle: "Ho avuto un aborto. Mi sono lasciata cadere a terra tenendo in braccio Archie" - Perizona Magazine

Meghan Markle: “Ho avuto un aborto. Mi sono lasciata cadere a terra tenendo in braccio Archie”

Daniela Vitello

Meghan Markle: “Ho avuto un aborto. Mi sono lasciata cadere a terra tenendo in braccio Archie”

| 25/11/2020

Nel luglio del 2019, a due mesi dalla nascita del suo primogenito Archie Harrison, Meghan Markle ha avuto un aborto […]

Nel luglio del 2019, a due mesi dalla nascita del suo primogenito Archie Harrison, Meghan Markle ha avuto un aborto spontaneo. A svelarlo è lei stessa in un editoriale dal titolo “The Losses We Share” pubblicato sul “New York Times”. La duchessa di Sussex ha chiesto al quotidiano statunitense di essere identificata come “madre, femminista e attivista”. “Quando siamo invitati a condividere il nostro dolore possiamo insieme compiere i primi passi verso la guarigione”, spiega la moglie del principe Harry.

“Mi sono lasciata cadere a terra tenendo in braccio Archie”

“In una mattina di luglio – racconta Meghan – mentre stringevo il mio primo figlio, sapevo che stavo perdendo il secondo. Ho avuto una forte fitta all’addome. Mi sono lasciata cadere a terra tenendo in braccio Archie e canticchiando una ninna nanna per tranquillizzare entrambi. Quella melodia allegra era in netto contrasto con la sensazione che ci fosse qualcosa di strano. Ore dopo, giacevo in un letto d’ospedale. Ho stretto la mano di mio marito, il suo palmo sudato, ho baciato le nocche bagnate dalle nostre lacrime. Fissando le fredde pareti bianche, i miei occhi erano vitrei. Ho provato a immaginare come saremmo guariti”.

“In quel letto d’ospedale, ho sentito il cuore di Harry andare in pezzi”

In quel momento, svela, “mi ricordai di quando, lo scorso anno, Harry e io stavamo terminando un lungo tour in Sudafrica. Ero esausta. Stavo allattando mio figlio, e stavo cercando di comportarmi, di fronte al pubblico, come se nulla fosse, come se non fossi affaticata. Un giornalista mi chiese: ‘Sta bene?’. Gli risposi in modo onesto, non immaginando che le mie parole potessero avere un’eco così vasta in così tante persone — neomamme e mamme da molti anni, ma anche tra tutti coloro che hanno sofferto in silenzio, ciascuno a suo modo. La mia risposta ha forse dato a chi l’ha ascoltata la sensazione di poter finalmente dire la verità su se stessi. ‘Grazie di avermelo chiesto’, risposi. ‘Non sono in molti a farlo’. In quel letto d’ospedale, guardando il cuore di mio marito andare in pezzi, mentre tentava di tenere insieme i pezzi del mio, ho capito che l’unico modo per iniziare una rinascita è questo — chiedere: ‘Stai bene?’”.

“L’aborto resta un tabù e un lutto da vivere in solitudine”

“Perdere un bambino significa portare un dolore quasi insopportabile, vissuto da molti ma di cui parlano pochi – aggiunge – Nel dolore della nostra perdita, io e mio marito abbiamo scoperto che in una stanza di 100 donne, da 10 a 20 di loro avrebbero sofferto di aborto spontaneo. Eppure, nonostante l’impressionante comunanza di questo dolore, la conversazione rimane un tabù, piena di vergogna (ingiustificata) e perpetua un ciclo di lutto solitario”.

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