Raffaella Carrà: "Mio padre? Mi chiamava per sapere se ero ancora vergine" - Perizona Magazine

Raffaella Carrà: “Mio padre? Mi chiamava per sapere se ero ancora vergine”

Daniela Vitello

Raffaella Carrà: “Mio padre? Mi chiamava per sapere se ero ancora vergine”

| 02/07/2017

Raffaella Carrà, eletta a furor di popolo madrina del World Pride 2017, si confessa in un’intervista al “Corriere della Sera”. […]

Raffaella Carrà, eletta a furor di popolo madrina del World Pride 2017, si confessa in un’intervista al “Corriere della Sera”.

L’infanzia della Raffa nazionale non è stata facile. “Mi hanno cresciuto due donne. Tre, contando la nurse inglese: severissima – racconta – Mia mamma Angela Iris fu una delle prime a separarsi nel dopoguerra. Non si risposò più. Nonna Andreina era rimasta vedova di un poliziotto originario di Caltanissetta che si chiamava Dell’Utri”.

Il rapporto con il padre ha segnato la sua vita. “Ogni tanto ci veniva a prendere. Un uomo buono e gentile, ma inaffidabile. Non aveva alcun senso della famiglia. In casa il babbo era la nonna”, spiega.

Da adolescente colei che sarebbe diventata l’icona gay per eccellenza non era interessata a fidanzarsi. “Al centro sperimentale di cinematografia uscivo solo con i gay – svela – Quando in sala si faceva buio, loro non cercavano di tastarti….Il babbo ogni tanto telefonava per chiedermi se ero ancora vergine, minacciando in caso contrario di togliermi da mia madre e dal centro sperimentale. Ero così terrorizzata da quella spada di Damocle che fino ai 18 anni non mi sono lasciata toccare con un dito…”.

“Il babbo che cercavo l’ho trovato in Gianni Boncompagni, che aveva 11 anni più di me – aggiunge – Finalmente mi sono rilassata. Per tutta la giovinezza mi era mancata la spalla a cui appoggiarmi”.

Se il matrimonio non è mai stato nei suoi piani, il desiderio di un figlio è arrivato tardi: “A 40 anni, quando sul lavoro ormai mi ero presa le mie soddisfazioni. Ci ho pensato, ma non è arrivato. La natura dice di sì quando vuole lei”.

La Carrà non ha mai pensato di ricorrere all’inseminazione artificiale. “Sono troppo fifona per sottopormi a certe operazioni – dice – E comunque la vita ha i suoi disegni. Ho perso un fratello a 56 anni di tumore e gli ho promesso che avrei fatto da babbo ai suoi figlioli”.

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