AresGate, Alberto Tarallo ospite di Giletti legge la lettera d'addio del compagno morto suicida - Perizona Magazine

AresGate, Alberto Tarallo ospite di Giletti legge la lettera d’addio del compagno morto suicida

Daniela Vitello

AresGate, Alberto Tarallo ospite di Giletti legge la lettera d’addio del compagno morto suicida

| 05/10/2020

Alberto Tarallo sceglie “Non è L’Arena” per dire la sua verità sul caso che sta scuotendo il mondo dello spettacolo. […]

Alberto Tarallo sceglie “Non è L’Arena” per dire la sua verità sul caso che sta scuotendo il mondo dello spettacolo. L’”AresGate”, com’è stato ribattezzato, è esploso all’interno della casa del “Grande Fratello Vip”. Due concorrenti, Adua Del Vesco e Massimiliano Morra, hanno sussurrato particolari di una storia dai contorni davvero misteriosi. Accuse pesantissime, nomi non detti, persino una presunta “setta” segreta. Dietro questo meccanismo ci sarebbe, secondo loro ,un uomo spietato di cui non fanno mai il nome ma che chiamano “Lucifero”.

Dalle loro allusioni è chiaro il riferimento ad Alberto Tarallo, produttore a capo della Ares Film (società dichiarata fallita all’inizio di quest’anno, ndr.) che ha sfornato svariate fiction di successo per Mediaset. Grazie a questi melò, firmati da Teodosio Losito (compagno di Tarallo morto suicida nel gennaio del 2019, ndr.), sia Adua Del Vesco che Massimiliano Morra sono diventati volti noti per il pubblico televisivo. I due attori sono stati legati sentimentalmente per un anno per poi lasciarsi in malo modo. Nella casa del “Grande Fratello Vip”, dopo anni di gelo, hanno deposto l’ascia di guerra lasciandosi andare per l’appunto a pesanti affermazioni sui loro trascorsi in Ares.

“Sono qui per difendere la memoria del mio compagno”

“Per me è molto dura, lei mi conosce e sa che la riservatezza è uno dei punti fermi della mia vita, anche professionale – esordisce Tarallo a colloquio con Massimo Giletti – Se sono qui non è solo per difendere me stesso ma anche la memoria del mio compagno Teodosio Losito”. Il re delle fiction racconta come è venuto a sapere dell’AresGate: “Ero a un pranzo di lavoro, mi ha chiamato un amico e mi ha detto ‘ti hanno definito Lucifero’. La cosa mi ha fatto sorridere ma poi quando hanno giocato duro si sono riaperte molte ferite. All’inizio c’è stato sgomento, poi dolore. Adesso tanto schifo”.

“Il mio avvocato sta cercando di capire da dove nasce questa macchinazione”

“Perché mi definiscono Lucifero? – prosegue – Credo che nel caso di Adua questo tormento ha radici più profonde. Lei mi scriveva lettere piene d’amore e di riconoscenza. Ho trovato il cellulare di Teo e ho trovato le chat, anche con Adua, e sono riaffiorati ricordi angoscianti. Erano anni pesanti, Teo aveva iniziato a soffrire di depressione, non stava bene neanche Adua. Credo che alla base di tutto ci sia un rancore, perché poi non hanno più avuto occasioni lavorative dopo la Ares. Credo che qualcuno abbia lavorato su questo rancore un po’ infantile per architettare qualcosa contro di me. E’ una sensazione che ho molto forte, di solito non mi sbaglio, sono una persona che ha avuto un certo fiuto nella vita e continuo ad averlo. Non sono di certo i conduttori del Grande Fratello o come hanno scritto Mediaset. E’ qualcosa che sta al di fuori, che viene dal passato. Sinora sono dei sospetti, non ho delle prove ma ho un avvocato molto capace che si sta muovendo. Capiremo questa macchinazione da dove nasce”.

“La storia tra Adua e Massimiliano era completamente finta”

A proposito della “gabbia d’oro” e delle presunte pressioni psicologiche a cui fa riferimento Adua Del Vesco dice: “Poiché le fiction duravano diversi mesi e dovevano essere preparati sul set stavamo tutti a casa mia (a Zagarolo, ndr.). C’erano almeno 4 interpreti, quelli più deboli nella recitazione, c’era un’insegnante di recitazione, uno di inglese e la sera tornavo io. Non c’è mai stata costrizione. Adua e Massimiliano vivevano in due dependance diverse. C’erano ritmi molto duri, come nel cinema, sveglia alle 5 del mattino, alle 6 già erano al trucco e poi si iniziavano le riprese, ma niente di più. Adua dice che non poteva frequentare il fidanzato? Non ho mai saputo che ne avesse uno. Io non voglio esprimermi sulla presunta omosessualità di Massimiliano Morra, però posso dire che la loro storia è completamente finta perché fu una storia inventata a tavolino da me, dal press agent Enrico Lucherini e dal compianto Sandro Mayer. Adua dice che non le facevamo avere contatti con la famiglia? Io e Teo abbiamo prestato una casa che avevamo in via Sistina a sua madre e a sua sorella che erano venute a Roma a trovarla. Adua non ci ha mai detto che era fidanzata, ci ha detto che aveva lasciato un fidanzato a Messina perché era molto manesco e voleva farla diventare una testimone di Geova”.

“Adua si lamentava di Gabriel Garko nel periodo in cui stava male”

“Quella con Garko era una favola – aggiunge – Non capisco come Gabriel abbia potuto aiutare Adua nel periodo in cui stava male perché ho letto nelle chat che si lamentava con Teo dell’atteggiamento di Gabriel nei suoi confronti. Sono stato io ad aiutarla quando era anoressica. Avevo consigliato di andare in una clinica dove avremmo pagato noi 900 euro al giorno. Teo che era molto più sensibile e che aveva un grande affetto per lei voleva caricarsi anche di questo peso. Sinceramente io non sono né il padre né la madre di Adua e quando il problema è diventato così importante l’ho aiutata nei limiti del possibile. Io credo che lei oggi sia manipolata. Non so cosa abbia raccontato della storia con Massimiliano ma è stata lei a costringere Teo a mandare via Massimiliano dalla ‘gabbia d’oro’. Sulle ragioni lasciamo stare perché finiremmo nel pettegolezzo ma si tratta di cose abbastanza gravi. Teo ha dato ascolto ad Adua, però ora bisognerebbe capire se lei ha detto la verità”.

“L’accusa di istigazione al suicidio? Provo un senso di ribrezzo”

La conversazione si sposta su Teodosio Losito, al fianco di Tarallo per 20 anni. Nella casa del “Grande Fratello Vip” Adua Del Vesco ha parlato di “istigazione al suicidio”. “Provo un senso di ribrezzo acuto, profondo e doloroso. E’ questo che non posso perdonare, il resto è folklore (…) Non posso tollerarlo questo, io che non vado mai in televisione sono venuto qui per questo. Non solo loro (Adua e Massimiliano, ndr.) gli ideatori di tutto questo, ma chiedo anche a quelle persone che come delle belve fiutano la pista e spingono l’acceleratore su questa cosa, parlando di sette, di messe nere: ma non si rendono conto che dietro c’è una persona che tutte le mattine deve trovare un motivo per alzarsi e che è dentro ad una sofferenza così lacerante? Non gliene frega proprio niente? Per avere un punto di share in più assassinerebbero chiunque e questo mi fa schifo, questo sistema mi fa veramente ribrezzo e anche le persone che lo operano mi fanno un po’ senso. Alla persona che ha macchinato tutto questo, che ha fatto dire a qualcuno ‘induzione al suicidio’: io so, io so chi sei e so anche perché l’hai fatto. Vergognati!”.

A quel punto Tarallo legge in diretta un documento esclusivo, ovvero la lettera di Teodosio Losito. “Chi ha distrutto Teo non distruggerà me. Io sono più forte”, chiosa l’ex patron della Ares Film.

La lettera di addio di Teodosio Losito

“Alberto, non sai quanto sono dispiaciuto per te, per questo epilogo che ti farà soffrire. Non avere rimpianti e rimorsi in futuro, questa è una mia scelta e tu non hai colpe. E’ un pensiero che da mesi non mi ha mai abbandonato, si è ripresentato e l’ho annullato, ma oggi sta vincendo lui. Sono io che ho rimorsi e rimpianti, ma non posso tornare indietro e non riesco ad andare avanti. E’ un anno che combattiamo contro i mulini a vento e mi sono spesso appoggiato alla tua forza. Io ho vissuto come se avessi avuto l’anestesia che scorreva nelle vene. I miei errori di scelte sbagliate, quelle nei tuoi confronti, hanno creato un carico di insicurezza per come agire. Ho sbagliato soprattutto con te, i dubbi che ho potuto avere negli anni scorsi li ho cancellati proprio nel momento più difficile complicato e questo mi fa sentire ancora più una merda verso di te.

Mi, ci hanno preso per il cul*, hanno usato una cattiveria più estrema per farmi e farci del male e ancora non riesco a capirne il motivo. Come da prassi si è creato il vuoto intorno a me, a noi. il carro non è più quello dei vincenti. A chi abbiamo dato tutto di noi stessi ci ha sputato in faccia e oggi giudica e siamo dei rami secchi. Che pena. Sono stanco di vivere nello squallore degli altri e sentirmi fuori luogo in imbarazzo con te o per me stesso. E’ una vergogna insopportabile a volte ingestibile.

I miei sensi di colpa verso di te sono dolorosi che mi spezzano il cuore, da solo avrei sopportato meglio di più. Vedere te che amo e ora immensamente più di prima, che sei coinvolto in questo mio fallimento tuo malgrado, mi dilania la mente e il corpo. Perdonami se potrai, perché credo che dove andrò col tuo perdono per trovare forse un po’ di serenità.

Ti amo. Teo”.

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