Neonato soffocato dalla mamma, il commento di Chiara Ferragni

Neonato soffocato dalla mamma, Chiara Ferragni: “Anche io ho rischiato”

Daniela Vitello

Neonato soffocato dalla mamma, Chiara Ferragni: “Anche io ho rischiato”

| 24/01/2023
Neonato soffocato dalla mamma, Chiara Ferragni: “Anche io ho rischiato”

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La vicenda della mamma che ha soffocato accidentalmente il suo bambino appena nato dopo essersi appisolata durante l’allattamento ha sconvolto l’Italia. La tragedia è avvenuta all’ospedale Sandro Pertini di Roma. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo mentre la polizia ha acquisito le cartelle cliniche del bambino e della madre risultata negativa agli esami sull’assunzione di farmaci.

Il commento di Chiara Ferragni: “Ci vuole supporto e aiuto”

Nelle scorse ore, anche Chiara Ferragni ha voluto esprimere la propria vicinanza alla sfortunata mamma e ha raccontato anche la sua esperienza con la prima gravidanza. “Le donne vengono sempre lasciate sole e questo è un problema grandissimo – ha scritto in una Instagram Story – Mi ricordo quando ho partorito Leo dopo un’induzione di 24 ore e quando mi è stato lasciato al seno per l’allattamento ho rischiato in primis di addormentarmi diverse volte. Ci vuole supporto e aiuto. Siamo donne e mamme, non super eroi”.

La Instagram Story di Chiara Ferragni

La sfortunata mamma: “E’ come se fosse successo ieri”

Nel frattempo, la mamma ha ricostruito l’accaduto in un’intervista al “Corriere della Sera”. “È come se fosse successo ieri – ha dichiarato – Ancora sto mettendo in ordine quello che ho passato in quei giorni. Pretendo che sia fatta chiarezza sulla morte del mio bambino. Ero ancora molto stanca, piuttosto provata dal parto, dopo 17 ore di travaglio, il 5 gennaio. Ero entrata in ospedale il giorno precedente, avevamo scelto il Pertini perché ero affezionata a questo posto visto che ci sono nata anche io. Per due notti, quella dopo aver partorito e quella successiva, sono riuscita, a fatica, a tenere il bambino vicino a me”.

“Ho chiesto aiuto alle infermiere, ero stravolta”

“Ero stravolta – ha proseguito – ho chiesto aiuto alle infermiere, chiedendo loro se potevano prenderlo almeno per un po’, mi è sempre stato tuttavia risposto che non era possibile portarlo nella nursery. E lo stesso è accaduto la notte di sabato. Anzi, mi sentivo peggio dei giorni precedenti. Ho chiesto ancora di prendere il bimbo, non l’hanno fatto. Due notti ho resistito, l’ultima ero davvero affaticata. ‘Non è possibile’, mi è stato risposto ancora una volta”.
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“Io svegliata all’improvviso, il bambino non era più nel letto con me”

Il bimbo era “in piena salute. Pesava più di tre chili. Le infermiere mi hanno dato alcune indicazioni su come mettermi sul letto per allattarlo, ma a parte la stanchezza avevo sempre una flebo attaccata al braccio. Mi muovevo con difficoltà. Poi quella notte sono crollata, non ce la facevo proprio. Da quel momento non ricordo più nulla. All’improvviso, nel cuore della notte, sono stata svegliata dalle infermiere: il bambino non stava più nel letto con me. Senza dirmi una parola, mi hanno fatto alzare e mi hanno portato in una stanza vicina: lì mi hanno comunicato che il bimbo era morto”. 

“Mi è crollato tutto addosso, forse sono anche svenuta”

“Non ricordo che fosse presente una psicologa, e nemmeno che mi abbiano dato una spiegazione più approfondita – ha concluso – Di sicuro non mi hanno detto come era successo. A quel punto non ho capito più niente, mi è crollato tutto addosso. Forse sono anche svenuta. Ho realizzato a poco a poco. Non ricordavo niente di quella notte. Non capisco come sia potuta succedere una cosa del genere: ho chiesto aiuto per tre notti di seguito al personale del reparto in cui ero stata ricoverata (Ostetricia e ginecologia, ndr), non mi hanno ascoltato. Due giorni dopo, il 10 gennaio, ho firmato le dimissioni e sono tornata a casa. Adesso pretendo giustizia”.

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Pubblicato il 24/01/2023 17:33
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