Carlo Conti si racconta: "Ho iniziato come dj"

Carlo Conti si racconta: “Ero malato di dongiovannite”

Paola Chirico

Carlo Conti si racconta: “Ero malato di dongiovannite”

| 16/11/2022
Carlo Conti si racconta: “Ero malato di dongiovannite”

3' DI LETTURA

Carlo Conti si racconta in un’intervista al “Corriere della Sera”. Il conduttore, tra i più famosi d’Italia, ha ripercorso i suoi esordi: “Ho iniziato a 16 anni con la radio. Ho iniziato per scherzo al pomeriggio con il mio amico Andrea, con un giradischi e un registratore imitavamo Arbore e facevamo “Basso Sgradimento”: chiacchieravamo, prendevamo in giro i professori e poi facevamo girare le cassette in classe”.

Carlo Conti

“La radio è stata la mia gavetta”

“Suonai il campanello a una delle prime radio fiorentine e chiesi se avevano bisogno di dj: sì, la domenica pomeriggio ma non paghiamo. Accettai subito. Non c’era nemmeno il regista, facevo tutto io. Allora erano davvero radio private, nel senso che erano private di tutto. Fu un periodo fantastico, mi ha insegnato tutto: a parlare senza avere appigli, la velocità, il ritmo, l’improvvisazione. Viaggi a braccio, inventi le telefonate e le dediche. È stata la mia gavetta, l’investimento su me stesso, come oggi i ragazzi che pubblicano a tempo perso video su YouTube o TikTok”, ha aggiunto.
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Carlo Conti (Foto da video)

“Ho sempre avuto una grande forma d’amore per le donne”

Oggi Carlo Conti è sposato con Francesca Vaccaro e ha messo su famiglia. All’epoca, però, si è divertito molto senza perdere la sobrietà che l’ha sempre contraddistinto. “Bevevo solo acqua, nemmeno una Coca Cola. Il dj però era al centro dell’attenzione e aveva sempre un bel riscontro femminile, dunque pur non essendo un adone è stato un periodo di notevole allegria e divertimento. Per tanto tempo, fino a prima del matrimonio, ho sofferto di dongiovannite. La mia è una grande forma di amore per le donne, credo nasca dalla figura fortissima di mia mamma per cui nutro grandissima stima e ammirazione, per i suoi sacrifici, per le sue difficoltà. Mio babbo è morto che avevo 18 mesi e lei mi ha fatto da babbo e da mamma, ha dedicato la sua vita a tirarmi su al meglio, il suo sogno era il posto fisso”.

Franceca Vaccaro e Carlo Conti (Foto Instagram)

L’eterno scapolo

Per gli amici, inclusi Giorgio Panariello e Leonardo Pieraccioni, era l’eterno scapolo: “Per loro io ero l’Alberto Sordi del gruppo, quello che non si sarebbe mai sposato. Quando ho parlato di matrimonio non ci credeva nessuno dei due. Io non avevo mai convissuto prima, mai nemmeno uno spazzolino da denti in più a casa mia. Leonardo invece si fidanza e dopo cinque minuti va a convivere; Giorgio aspetta al massimo due mesi. Io ero il solitario, quello che stava bene da solo. Aver fatto la gavetta insieme, le serate di successo e i flop, le speranze e le illusioni; e poi il successo l’uno dell’altro”.

Carlo Conti con le professoresse de L’Eredità (Foto da video)

L’addio a “L’Eredità” e la strizza da palcoscenico

Carlo Conti non ha mai avuto strizza da palcoscenico: “La gavetta serve a questo. Anzi l’imprevisto è sempre una positiva botta di adrenalina che ti spinge a trovare al volo una soluzione. Al massimo ho provato il timore reverenziale di fronte a certi ospiti, come Sophia Loren e Alberto Sordi oppure Mariangela Melato e Giancarlo Giannini: mi sentivo una formica”. Di certo, il pubblico affezionato al conduttore ha sentito la sua mancanza a “L’Eredità”: “Sì, è stata una scelta importantissima, perché il preserale, essere in onda tutti i giorni, crea un rapporto di fedeltà, stima e rispetto con il pubblico, crea una complicità che nessun altro tipo di programma riesce a costruire. Per personaggi come me l’appuntamento quotidiano è fondamentale, ti dà una forza particolare. E penso che sia un discorso che vale anche per Amadeus, per Gerry Scotti, per Bonolis…Diciamo che averlo lasciato è stata una forma di prepensionamento…”.

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Pubblicato il 16/11/2022 19:22
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