Domenico Dolce racconta il suo coming out: "Così presentai Stefano in famiglia"

Domenico Dolce racconta il suo coming out: “Così presentai Stefano in famiglia”

Daniela Vitello

Domenico Dolce racconta il suo coming out: “Così presentai Stefano in famiglia”

| 30/08/2021
Domenico Dolce racconta il suo coming out: “Così presentai Stefano in famiglia”

Le confidenze private dei due stilisti

  • Dalle umili origini, in sartoria e portineria, al successo planetario
  • I sogni realizzati e la prima volta (deludente) a New York: “Nei film sembrava più grande”
  • Il dolore di Domenico per la madre malata di Alzheimer: “Verso la fine non mi riconosceva”

Dagli umili natali al successo planetario. Domenico Dolce, 62 anni, e Stefano Gabbana, 58, si raccontano in un’intervista a Teresa Ciabatti per il “Corriere della Sera”. I due stilisti non sono più una coppia da 18 anni e sono legati ad altre persone ma come già detto anche precedentemente da anziani si vedono ancora uniti e, come spiega Dolce alla Ciabatti, sicuramente “indosseranno cappotti bellissimi”.

L’infanzia

I due designer rievocano la loro infanzia. “Milano, zona Fiera, mamma portinaia, papà operaio – racconta Gabbana – Trascorrevo il tempo chiuso in portineria. All’occorrenza aiutavo mamma a lavare le scale, passavo l’aspirapolvere. Avevo Big Jim, ma ambivo a Barbie, il problema era che i miei non me la compravano. È da femmina, dicevano. A nove anni, coi soldi delle paghette, vado al negozio di giocattoli e compro Barbie, anzi Skipper, perché non c’era Barbie beachwear, quella in costume che era quella che volevo io. Giocavo a mondo, nascondino. Andavo sui pattini. Tutte cose che ho ripetuto anche da adulto. In vacanza spesso gioco a nascondino”. All’epoca, invece, “andavamo al mare in cinque in una 500 decappottabile con tanto di borsa frigo e ombrellone che spuntava dal tettuccio”.


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Stefano Gabbana, Kitty Spencer e Domenico Dolce (Foto Instagram)

Domenico Dolce: “Io so solo lavorare”


“Polizzi Generosa, provincia di Palermo – gli fa eco Dolce – Papà sarto, mamma negoziante, gestiva un emporio. Entrambi anziani rispetto agli altri genitori: nel ’56 mamma aveva trent’anni, papà quaranta. Io non so giocare, non so andare in bicicletta, non so nuotare. Io so solo lavorare. Già da piccolissimo in sartoria, inizio a copiare gli abiti dei grandi, realizzo vestiti in miniatura, e dal falegname prendo i legnetti per creare mini stampelle. A sei anni cucio un paio di pantaloni per me”.

“I pomeriggi d’estate, fazzoletto bianco sul gradino dell’emporio per non sporcare i pantaloni, stavo lì a immaginare le cose che non avevo mai visto – confessa – E a quel tempo non avevo visto praticamente niente”. Lo stilista farà la sua prima vacanza a 35 anni, a Cefalù.

Stefano Gabbana e Domenico Dolce (Foto Instagram)


La prima volta a New York

Entrambi, si scopre, sognavano New York. Entrambi sono rimasti delusi dopo averla vista per la prima volta. “Un lavorante di mio padre era andato a lavorare laggiù e quando andavamo a prenderlo in aeroporto, a Punta Raisi, lui ci raccontava dei grattacieli, delle strade. Rispetto alla città tanto immaginata dell’infanzia è stata un po’ una delusione”, racconta Dolce. “A Time Square io dico: ‘be’, tutto qui?’ a vederla nei film sembrava più grande, pensavo a King Kong. Dov’è la città di King Kong?”, aggiunge Gabbana.

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I sogni realizzati

Sogni realizzati? “Tra i tanti, prendere l’aereo, e dormire in un albergo a cinque stelle – confida Dolce – Il frigobar in camera, e chi l’aveva mai visto”.
“Io invece sognavo il Sud, e a diciotto anni trovo lavoro come animatore in una discoteca a Taormina, il Bella Blu – ricorda Gabbana – Si andava a letto alle sei di mattina. Ho incontrato personaggi famosi come Donatella Rettore, Miguel Bosè. Lui bellissimo, mio idolo”.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana (Foto Instagram)

Il coming out di Domenico Dolce

Nel corso dell’intervista, Domenico Dolce racconta il coming out con la madre, una donna che secondo Stefano Gabbana, se fosse viva, “sarebbe perfetta per una nostra campagna”. Domenico la descrive così: “Vestita di nero, capelli legati, tipica donna siciliana. Severa, eppure modernissima”.

“Sebbene lo sospettassi già dall’infanzia, capisco di essere omosessuale a ventun anni, a Milano – rivela – Allora vado da mia madre e dico: ‘credo di essere gay’. ‘Hai provato un uomo?’. Sempre stata una donna concreta lei. Fino a quel momento non avevo dato neanche un bacio, dopo la confessione a mia madre bacio, mi libero, e incontro Stefano”.

Stefano Gabbana e Domenico Dolce (Foto Instagram)

Così Domenico presentò Stefano in famiglia

Stefano Gabbana ricorda “ogni dettaglio di quella prima volta a Polizzi Generosa”: “Il grande portone di legno. La porta della sartoria. Domenico che suona il campanello, uno di quei vecchi campanelli bianchi. L’attesa, la porta che si apre e compare il padre. Un uomo non altissimo. Con gli occhi blu. Dormiamo in camere separate. In quella casa abbiamo sempre dormito divisi”. “Lo hanno accolto subito”, fa sapere Dolce.

La malattia della madre di Dolce

La madre di Domenico Dolce soffriva di Alzheimer. “Siccome era una donna molto spiritosa lo abbiamo capito tardi – spiega Stefano Gabbana – All’inizio, alle frasi sconnesse, tutti abbiamo pensato che fossero le sue solite battute”. “Verso la fine non mi riconosceva – svela Domenico – Forse perché dei tre figli ero quello andato via di casa prima, a tredici anni. Dolorosissimo”.

Stefano Gabbana e Domenico Dolce (Foto Instagram)

La madre di Stefano veste Dolce&Gabbana

La madre di Stefano Gabbana, invece, è viva e “sta per compiere novantuno anni”. “Ci vede, ci sente, ha ancora tutti i suoi denti, e tutti i capelli – racconta il designer – È autonoma, prende autobus e metro. Tutt’ora veste Dolce&Gabbana. Viene alle sfilate, vede i vestiti che le piacciono, e li ordina a Dora, la sorella di Domenico. Dora la vizia, la tratta come fosse sua madre. La chiama e le chiede: ‘Hai bisogno di vestiti?’ E lei: ‘sì, manda’. Orfana a quattro anni, con la terza elementare, andava a scuola con gli zoccoli, oggi è come se si riprendesse l’infanzia mancata. Avendo però paura che per strada la scippino, mette i gioielli solo in casa, tutto insieme: anelli, bracciali, collane”.

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