Nando Dalla Chiesa: "Ho accarezzato mia moglie per quattro giorni prima che se ne andasse"

Nando Dalla Chiesa: “Ho accarezzato mia moglie per quattro giorni prima che se ne andasse”

Daniela Vitello

Nando Dalla Chiesa: “Ho accarezzato mia moglie per quattro giorni prima che se ne andasse”

| 31/05/2021
Nando Dalla Chiesa: “Ho accarezzato mia moglie per quattro giorni prima che se ne andasse”

Una storia d’amore durata 50 anni

  • Nando Dalla Chiesa non sa ancora come guardare avanti dopo mezzo secolo trascorso insieme
  • La scoperta della malattia e la moglie che aveva capito subito quale sarebbe l’epilogo
  • “L’essenza del matrimonio è condividere la buona e la cattiva sorte”

In un’intervista rilasciata a Candida Morvillo per il “Corriere della Sera”, Nando Dalla Chiesa ripercorre i suoi 50 anni d’amore con la moglie Emilia Cestelli morta a 68 anni, dieci giorni fa, a causa di una “malattia feroce e divorante”. Poche ore dopo la sua scomparsa, il professore l’ha ricordata così sui social: “È partita. La ragazza di Vicolo Pandolfini, il luogo in cui ci giuravamo a #Palermo amore eterno, se ne è andata dopo 50 anni. Provate qualche volta a riconoscerla in una stella. Potrebbe dirvi ‘sono io’, era uno dei suoi giochi preferiti. Finora per discrezione non ve ne ho parlato. Nei prossimi giorni vi dirò qualcosa di lei, donna dal cuore grandissimo…”.

Nando Dalla Chiesa e Emilia Cestelli (Foto Instagram)

“In quel vicolo parlavamo di futuro e d’amore”

Nando Dalla Chiesa descrive così il vicolo dove nacque l’amore con la donna che gli è stata accanto in tante battaglie e da cui ha avuto due figli, Carlo e Dora: “Era piccolo, coperto di fogliame, non passava nessuno… Lì potevamo appartarci in una 600 bianca a parlare di futuro per ore e ore. Parlare di futuro era parlare d’amore. Per i primi cinque anni, il nostro è stato per corrispondenza, ci vedevamo a Pasqua, Natale e d’estate. Le ho scritto anche dieci lettere in un giorno, lei rispondeva con inchiostro rosso. Poi mi ha raggiunto, io ero insegnante supplente, lei ha trovato un posto da segretaria precaria all’università, ci siamo sposati nel ‘77, grazie ad amici che ci hanno dato un appartamento gratuitamente. C’erano solo due brande. È cominciata così. Poi, quando i nostri genitori si accorsero che non mangiavamo carne, si incaricarono di portarci da mangiare a turno”.


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Nando Dalla Chiesa e Emilia Cestelli nel giorno delle nozze (Foto Instagram)

“Amavo la sua intelligenza ironica e la sua leggerezza”

Nando Dalla Chiesa la conobbe grazie alla sorella Simona: “Era il 1970, erano compagne di banco. Io facevo l’università a Milano. Un’estate, tornai e, in discoteca, vidi una biondina che ballava benissimo, allegra, leggiadra. Pensai: ma guarda che bella. Simona mi disse: è Emilia Cestelli. E io: ma come? La mattina alle sette, ero già sveglio in cucina, dissi a mia madre: mi sono innamorato. Non avevamo mai parlato di queste cose. Pensi quanto era potente quel sentimento. Chiese chi era, glielo dissi. Mi rispose: hai fatto bene. Lei e papà la conoscevano, era sempre a casa, è stata la loro quarta figlia. Poi, chiesi a mia sorella di farle sapere che l’amavo. Era il 17 agosto, mi rispose il 23. La domanda a cui doveva rispondere era se voleva stare con me. Per conquistarla, Simona mi aveva consigliato di non dirle che era bella, come tutti, ma di andare su altro. Non fu difficile: amavo la sua intelligenza ironica, la sua leggerezza. Avevo ragione: è sempre stata acuta, divertente, sapeva prendere in giro senza esagerare e non è mai stata opprimente, nonostante le mie lontananze continue”.

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Rita Dalla Chiesa con la sorella Simona e il fratello Nando (Foto da video)

“Emilia lavò l’anello che mio padre portava quando fu ucciso”

Nando ed Emilia erano così: inseparabili, anche quando erano distanti. “La nostra prima baby sitter mi ha detto: mi ricordo sempre di voi mano nella mano. Ed era vero – racconta il prof – Non era solo un contatto fisico, era molto di più: ne abbiamo passate tante. Abbiamo avuto un destino unico, così forte, e lei c’è stata in modo meraviglioso, aiutandomi a fare tante cose difficili. Lo vede questo anello? Lo portava mio padre quando fu ucciso. Lo lavò lei, per evitare di sentirmi sciogliere il sangue di papà fra le mani”.

Nando Dalla Chiesa (Foto Facebook)

“Era incinta sia quando morì mio padre che quando se ne andò mia madre”

Nel settembre del 1982, quando il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fu assassinato dalla mafia a Palermo, Emilia era in dolce attesa. “Sono cose che legano tantissimo – spiega Nando – È stata dentro questo mio cammino duro senza mai tirarsi indietro. Era incinta di Dora al funerale di papà e incinta di Carlo a quello di mamma, morta d’infarto nel ’78, sotto il terrorismo. Non mi ha mai detto: che vita mi costringi a fare? La sua spensieratezza adolescenziale era finita dentro una storia gravida di rischi. Da questo balcone, quante volte, si affacciava per vedere se sotto era libero”.

Nando Dalla Chiesa e Emilia Cestelli nel giorno delle nozze (Foto Facebook)

“Mezzo secolo condiviso di cose che sapevamo solo noi”

“Durante il terrorismo, i compagni di movimento facevano le ronde sotto casa, quando entravo e quando uscivo – prosegue – Da prof, non entravo mai all’università dallo stesso ingresso. Qualcuno andò anche a fotografare nostro figlio all’asilo. Papà si spaventò tantissimo. Tuttora, quando parlo in certi posti del Sud, i carabinieri fanno la guardia al mio hotel e in certi paesi dell’hinterland milanese, mi dicono: non venire, qui non è aria per te. Sono abituato alla semiclandestinità. Per telefono con papà, non dicevamo mai quando ci saremmo visti. Avevamo un nostro codice. Lui chiamava e diceva: ‘mucosa’. Mi manca Emilia, l’unica che sa. ‘Mucosa’ significava: preparate da bere, sto arrivando. Mi manca questo: mezzo secolo condiviso di cose che non dicono niente a nessuno, ma che a noi direbbero tutto”.

Rita Dalla Chiesa con il fratello Nando (Foto Facebook)

“Io partivo e lei metteva tutto a posto”

“Ha rinunciato al suo lavoro quando cominciò il maxi processo a Cosa Nostra nel 1986 – confida – Quando morì papà, gli promisi giustizia e capii subito che giustizia significava far crescere una cultura dell’antimafia. Andavo a parlarne anche in due città al giorno. Ero sempre via, avevamo due figli. È sbagliato dire che Emilia stesse un passo indietro, ha condiviso tutto e senza mai perdere la sua vena di allegria. Una delle ultime cose che mi ha detto è stata: tu hai dato un senso alla mia vita. E io: tu lo hai dato alla mia. E lei: quello che partiva eri tu. Le ho detto: ma tu eri quella che metteva sempre a posto tutto”.

La scoperta della malattia

Oggi Nando Dalla Chiesa deve capire come si fa a guardare avanti dopo 50 anni unici e irripetibili. “Quando mi hanno detto che Emilia doveva usare il deambulatore, mi si sono inceneriti gli occhi – confessa – Aveva capito tutto prima di noi, anche che sarebbe morta”.

La scoperta della malattia risale a “un anno e qualche mese fa”. “Aveva sintomi strani – ricorda – il marito della nipote, oncologo, le suggerisce una Tac al colon: c’era un tumore. L’operazione è riuscita, ma il tumore è tornato, al fegato poi alle ossa. A ottobre, il dolore era tale che, per poterla spostare, l’hanno dovuta legare in verticale a una barella, una cosa da matti. Ha patito sofferenze atroci. Da quel momento sino alla fine, sono sempre stato con lei. Anche per restituirle i giorni in cui ero stato via. Il momento più duro? Forse al Niguarda, quando ci è stato detto che non c’era più niente da fare. Eravamo io e i figli”.

Carlo Alberto e Rita Dalla Chiesa (Foto da video)

“L’essenza del matrimonio è condividere la buona e la cattiva sorte”

“Quando ha fatto la sedazione, mi sono messo accanto a lei e ho continuato ad accarezzarle i capelli e a ripeterle sottovoce quelle frasi – conclude – Lì ho scoperto qual è l’essenza di un matrimonio… Educare i figli, certo. La fedeltà, certo. Tutte cose vere, ma l’essenza è condividere la buona e la cattiva sorte: è questa la promessa che fai per il futuro. L’ho sentito profondamente mentre, per quattro giorni, sono stato ad accarezzarla. A sussurrare. E, nel dolore, anche a me fiorivano parole di 50 anni prima”.

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