Da telecronista di Eurosport a netturbino, la storia di Salvo Aiello

Daniela Vitello

Da telecronista di Eurosport a netturbino, la storia di Salvo Aiello

| 05/03/2021
Da telecronista di Eurosport a netturbino, la storia di Salvo Aiello

Da voce del ciclismo di Eurosport a netturbino. Ne è passata acqua sotto i ponti da quando, tre anni fa, lo speaker sportivo Salvo Aiello scoprì da un giorno all’altro di non avere più un lavoro. Una vera e propria doccia gelata per uno che è riuscito a trasformare la propria passione in professione. Il 53enne è stato voce ufficiale del Giro e d’Italia e telecronista di Eurosport con Riccardo Magrini. Di essere disoccupato lo ha scoperto leggendo un post su Facebook.

“Non riuscivo a spiegarmi il perché”

“Capita, mi dico. Così condivido il messaggio e mi metto il cuore in pace – racconta in un’intervista a “Il giornale” – Non riuscivo a spiegarmi il perchè: era cambiata la proprietà, c’erano stati avvicendamenti, ma sembravano tutti contenti del nostro lavoro e così sono tornate le grandi corse a tappe e io e il Magro siamo tornati raccontarle a nostro modo: una tappa, una classica o una salita erano anche la scusa per parlare di altre cose”.

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Salvo Aiello (Foto Facebook)

“In poco tempo sono spariti contatti e conoscenze”

All’inizio, il telecronista – sposato e padre di una figlia – non abbandona immediatamente la sua passione. “Mi sono arrangiato – spiega – Ho trovato qualche collaborazione occasionale come speaker di partite di pallavolo e di beach volley che sono l’altra mia passione ma è ovvio che per vivere non bastavano. E intorno non vedevo più nessuno. Un silenzio assordante: in poco tempo erano spariti contatti e conoscenze, nonostante a molti continuassi a ripetere che io non stavo cercando un bel lavoro, ma solo un lavoro. A parte qualche ciclista del gruppo e Gianni Bugno che è stato mio compagno di liceo a Monza, l’unico a telefonarmi per farmi coraggio è stato Francesco Guidolin che, fra l’altro, neppure conoscevo”.

“L’Ordine dei giornalisti mi ha negato il tesserino da pubblicista”

Aiello vede una luce in fondo al tunnel quando una nuova piattaforma internazionale lo contatta per affidargli la pallavolo nazionale. Ma poi succede qualcosa che lo porta a gettare la spugna. La luce, confida, “si spegne di fronte al no dell’Ordine dei giornalisti che mi nega il tesserino da pubblicista perchè negli ultimi sei mesi non avevo lavorato, nonostante 12 anni di regolari collaborazioni fatturate. Non sapevo davvero più che fare. E a quale punto è chiaro che non sei più tu che scegli”.

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Salvo Aiello (Foto Facebook)

“Il ciclismo non lo guardo più”

Lo scorso ottobre, riceve la lettera dell’Amsa, l’azienda municipale dei servizi ambientali di Milano, che lo arruola come operatore ecologico. Aiello non ci pensa due volte e salta sul camion compattatore chiudendo con la sua precedente vita. “Dove mi vedo tra due anni? Qui, sempre all’Amsa, magari in una posizione meno basica ma non mi faccio più illusioni – confessa – Il ciclismo non lo guardo più. Mi sento un po’ come Roberto Visentini in maglia rosa tradito dal suo compagno di squadra Stephen Roche. Faccio fatica a guardarlo. E se per caso in tv mi capita di incrociare una corsa abbasso il volume”.

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