L’appello di Emanuela: “Mio marito e mio padre sono in terapia intensiva, abbiate rispetto” - Perizona Magazine

L’appello di Emanuela: “Mio marito e mio padre sono in terapia intensiva, abbiate rispetto”

Daniela Vitello

L’appello di Emanuela: “Mio marito e mio padre sono in terapia intensiva, abbiate rispetto”

| 12/03/2020
L’appello di Emanuela: “Mio marito e mio padre sono in terapia intensiva, abbiate rispetto”

In collegamento con “Pomeriggio Cinque” da Mestre, Emanuela lancia uno straziante appello al pubblico dopo aver pubblicato un video sui social. Il marito e il padre della donna sono ricoverati in terapia intensiva dopo essere stati contagiati dal coronavirus.

“Questo momento per me è veramente molto doloroso e molto pesante – dice con la voce rotta dal pianto – Sapere che mio marito e mio padre sono sempre in una condizione critica, in terapia intensiva, ormai da più di 15 giorni è ancor più doloroso quando si confronta con quello che continuano a fare le persone che stanno bene e che hanno il dovere di seguire delle semplici regole per il proprio bene e per quello degli altri. Io mi sono sentita in dovere di fare un appello perché non potevo guardare gli occhi di mio figlio, sapere quello che sto vivendo io e quello che sta vivendo lui e poi scoprire che qualcuno ancora sui social fa domande del tipo ‘ma conoscete qualcuno veramente colpito da questo virus?’”.


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“La situazione è veramente grave – aggiunge – Ci sono dei ragazzini e delle persone che dicono ‘finché non colpisce qualcuno giovane non mi preoccupo’. Mio marito ha 42 anni, è un uomo sano, leggermente asmatico. Quel leggermente asmatico l’ha reso vulnerabile, fragile. E’ anche pericoloso continuare a dire che colpisce solo gli anziani perché passa un messaggio sbagliato. Ci sono persone con malattie autoimmuni, ci sono le figlie delle mia amiche che fanno la chemioterapia. Vogliamo tirare fuori un po’ di rispetto per la vita di tutti? Io questo chiedo. E non pensare che la nostra sanità debba essere alla nostra mercé, ci vuole rispetto anche per loro che sono lì che lavorano. Noi dobbiamo aiutarli, non dobbiamo complicargli la vita”.

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