Dal lamentoso al narcisista, i colleghi di lavoro più difficili da sopportare

Daniela Vitello

Dal lamentoso al narcisista, i colleghi di lavoro più difficili da sopportare

| 12/04/2016
Dal lamentoso al narcisista, i colleghi di lavoro più difficili da sopportare

Le relazioni tra colleghi sono spesso complicate e fonte di stress. Ciò accade soprattutto nei primi anni di formazione quando non si ha l’esperienza sufficiente per gestire le personalità più complesse. Gli esperti Hays Response, la divisione del gruppo Hays dedicata alla selezione di profili junior, hanno individuato 6 tipologie di colleghi difficili da gestire e altrettanti stratagemmi per far sì che la vita nell’ambiente di lavoro non diventi un inferno.

IL LAMENTOSO “Non si può lavorare così”.C hi non ha un collega che si lamenta di tutto? Dal ritardo dei fornitori al rumore della stampante, dalla maleducazione dei clienti alla qualità del caffè nella macchinetta. Il lamentoso contagia i colleghi spargendo malumore e demotivando anche i più volenterosi.

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Meglio stargli alla larga per evitare di entrare in un vortice di negatività e pessimismo che può rendere le giornate davvero pesanti e interminabili. In alternativa, provate a parlare di argomenti positivi e allegri e, se neanche questa strategia dovesse funzionare, non abbiate timore di stroncare la sequela di lamenti con una semplice frase: “Se non puoi lavorare così, licenziati”.

IL NARCISISTA Il narcisista è quel collega che ha un’esagerata percezione del proprio valore . È bravo solo lui, se non ci fosse lui l’intera divisione (anzi, l’intera azienda) avrebbe già chiuso i battenti.
Molto spesso non ama collaborare con gli altri colleghi e, se lo fa, cerca di prendersi tutti i meriti del successo (mentre delega agli altri la responsabilità in caso di fallimento). È sempre alla ricerca di attenzioni e di conferme. Non alimentate l’ego di questo collega assumendo un atteggiamento di sudditanza, ma fategli presente che i migliori risultati si ottengono grazie al lavoro di squadra.

IL DISORGANIZZATO Il disorganizzato arriva puntualmente in ritardo e trafelato perché gli capitano ogni giorno mille disavventure nel tragitto casa-lavoro. Si dimentica sempre qualcosa di importante (lo smartphone, gli occhiali, la chiavetta usb) e, per questo, ha un motivo per chiedervi un favore e coinvolgervi nel suo caos. State attenti a non mostrarvi troppo accomodanti e disponibili, meglio mantenere un certo distacco o vi ritroverete a dover impiegare il vostro tempo a risolvere i suoi guai, anziché portare a termine le vostre attività lavorative.

L’ANSIOGENO È il collega che si sente perennemente in colpa se non lavora il triplo degli altri, che si giustifica in continuazione e interpreta ogni osservazione come una critica. Di fronte a una nuova scadenza o brief, semina panico e demotivazione tra i colleghi per paura di non farcela. Per sopravvivere all’ansiogeno, ogni volta che vi ci interfacciate, tenete a mente che il 90% delle sue preoccupazioni sono del tutto inutili e dettate dalla sua incapacità di gestire lo stress.

L’IMPEGNATO Arriva per primo in ufficio ed è l’ultimo a lasciarlo. Ha una ‘to do list’ chilometrica e le sue giornate sono piene di riunioni, telefonate e attività da monitorare. Attento ai dettagli e alla precisione, cerca di mantenere un profilo basso anteponendo il bene dell’azienda alla sua gratificazione personale. Per questo è il punto di riferimento del capo, che sa che può fidarsi ciecamente di lui e della sua completa dedizione all’impresa. Lavorare con lui spesso può non essere facile se ha una scadenza imminente. Tuttavia, tra i colleghi, è quello da prendere come esempio per apprendere tutti i segreti del mestiere.

LO SVOGLIATO È il più divertente tra i colleghi, ma è più il tempo che passa su Facebook o alla macchinetta del caffè di quello che dedica al lavoro. Ogni scusa è buona per non finire un’attività o per non partecipare a una riunione e svignarsela dall’ufficio per un improvviso impegno personale. Attenzione a mostrarvi amichevoli e disponibili con lo svogliato: meglio mantenere le distanze per non correre il rischio di vedersi ‘subappaltate’ le mansioni che non ha voglia di portare a termine.

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