Briatore e i camerieri, |parlano gli organizzatori| del convegno alla Bocconi

Daniela Vitello

Briatore e i camerieri, |parlano gli organizzatori| del convegno alla Bocconi

| 12/05/2014
Briatore e i camerieri, |parlano gli organizzatori| del convegno alla Bocconi

Dopo le dichiarazioni di Flavio Briatore durante il convegno “Il manager del domani tra teoria e prassi” da cui Maurizio Crozza ha preso spunto per l’ennesima imitazione del self made man italiano, parla uno degli organizzatori dell’evento svolto qualche giorno fa all’Università Bocconi. Mauro Di Benedetto, 22 anni, palermitano, chiarisce natura ed obiettivi del seminario organizzato insieme ad altri colleghi universitari. Il tema di base riguardava l’analisi della figura del manager da un punto di vista teorico, sviluppato dai relatori Francesco Perrini e Carmelo Cennamo (docenti presso l’ateneo milanese, ndr) e pratico partendo dall’esperienza di chi questa professione la svolge sul campo. “Briatore – spiega Di Benedetto – rappresenta una figura ibrida ed inconsueta, un incrocio tra il manager e l’imprenditore, ruoli che ricopre ambedue con successo. In Italia di casi come il suo ce ne sono pochissimi, da qui la scelta di averlo come ‘esempio pratico’”.

Com’è noto le parole dell’imprenditore-manager hanno scatenato non poche polemiche. A cominciare da quanto detto in riferimento all’apertura del suo ultimo ristorante a Montecarlo: “Abbiamo un centinaio di dipendenti in quel locale lì, tutti italiani, tutti che sorridono, perchè son ragazzi che fanno 3-4-5 mila euro di mance al mese e sorridono”. E a seguire il consiglio dato agli studenti di economia presenti in sala condito dalla messa al bando delle start-up: “Fate un lavoro normale, aprite una pizzeria: così se fallisce almeno avete mangiato la pizza. Se fallisce la start-up non vi rimane neppure quello”. “Briatore – dice l’organizzatore – ha fatto un discorso più ampio dopo aver analizzato la situazione economica italiana. La sua “filosofia” può piacere o non piacere, ma la nostra sensazione è che i partecipanti siano usciti contenti da quella sala. Poi ognuno, una volta a casa, si sarà fatto una propria idea del Briatore-pensiero. Per quel che mi riguarda, posso dire che tra i pro del manager quello che più mi colpisce è la capacità di cogliere al volo le opportunità e l’esprimersi con schiettezza. Dei contro, nel caso ci fossero, non tocca a me parlare. Sicuramente la sua è un’esperienza di vita importante”.

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La sensazione che gli studenti della Bocconi abbiano ricevuto tanto in termini di formazione è supportata dai numeri della conferenza: 5000 iscritti e due aule di 400 persone ciascuna in collegamento streaming. “Il nostro obiettivo – afferma Di Benedetto – ovvero sensibilizzare gli studenti su determinati temi è stato ampiamente raggiunto. Noi abbiamo individuato una sacca d’interesse rendendo un servizio”. “Sull’opportunità di invitare Briatore – conclude l’organizzatore – posso dire che tra i valori formativi della Bocconi, pur essendo un’istituzione privata, c’è quello della democraticità. L’ateneo dà a tutti indistintamente una vetrina per esprimere le proprie idee e raccontare le proprie esperienze. In questo modo gli studenti hanno la possibilità di sentire tutte le campane e di farsi poi una propria opinione”.

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