La mostra di Picasso| Arte che genera turismo

Bellomo Alessia

La mostra di Picasso| Arte che genera turismo

| 15/01/2013
La mostra di Picasso| Arte che genera turismo

Pablo Picasso diceva di sé “A dodici anni dipingevo come Raffaello, poi ho dovuto impiegare un’intera vita per imparare a farlo come un bambino”. E il “bambino” Picasso è in mostra a Milano, a Palazzo Reale, dal 20 settembre: una mostra così discussa, seguita e anche ben pubblicizzata non si vedeva da tempo e proprio il tempo dell’allestimento stesso è stato prolugato grazie all’incredibile successo che le 250 opere di Picasso hanno riscosso non solo tra i milanesi, ma in tutta Italia. Perché i numeri di questo successo non sono regionalizzati, anzi: appassionati d’arte da ogni regione hanno visitato in massa le sale di Palazzo reale, ammirando le opere più rappresentative di tutti i periodi del pittore spagnolo che si definiva “poeta”: mostra prorogata fino al 27 gennaio, per coloro che ancora non hanno avuto la possibilità di scoprirla.

Questa mostra sarà in grado di stupirvi, ripercorrendo i momenti artistici più importanti di Picasso: il percorso di apre con l’opera più allegorica (e famosa), quel “Guernica” che esprime l’odio per la casta militare spagnola e per il massacro della guerra. I colori spenti che danno vita al toro, al cavallo e ai personaggi umani del quadro sono un lascito importante per occhio e anima: ciò che lascia ancora di più a bocca aperta, è la virtualità dell’opera. “Guernica” infatti è presente solo virtualmente, ma l’emozione regalata dalla precisione dell’allestimento è impareggiabile. Così come insuperabile è il periodo blu di Picasso: nessuno come lui è riuscito mai ad essere eclettico, versatile e diverso nella propria arte. Opinione comune ricorda che il “blu” è stato scelto da Picasso per rappresentare il dolore, con richiami a Van Gogh e all’espressionismo: “La Celestina” è senz’altro un quadro colmo di espressione e dolore, ma con quel quid in più negli occhi diversi della donna, uno cieco e uno vigile. Dal blu, il maestro passerà poi al rosa, periodo in cui la semplificazione diventa chiave di lettura della sua arte: l’opera “Les Demoiselles d’Avignone” non è soltanto il capolavoro indiscusso di quel periodo, ma ricorda i temi classici dei corpi femminili, con colori caldi e coinvolgenti. Sarà l’ultima opera del maestro prima di entrare nella fase artistica che l’ha definitivamente consacrato nella storia.

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Il cubismo di Picasso invece colpisce prepotente lo spettatore: se “l’arte astratta non esiste” poiché si parte sembre da qualcosa che “ha toccato l’artista, eccitato le sue idee, scosso le sue emozioni”, è innegabile che qualcosa abbia toccato il maestro per la realizzazione de “Il suonatore con la chitarra”: l’idea di poter rappresentare un oggetto in modo bidimensionale su tela aveva iniziato ad ossessionare Picasso e quest’opera ne è la prova. Ma la mostra attraversa le fasi della vita del pittore, immancabile dunque il Ritratto di Olga in poltrona: si ritorna alla figurazione, e il soggetto è la ballerina russa che Pablo sposò nel 1918. Olga Chochlova resterà dipinta nell’eternità di una tela che la rende eterea, sinuosa, bianca e morbida: una rappresentazione straordinaria, in un periodo in cui l’ordinario per Picasso era semplificazioni complessa, bidimensionalità e in qualche modo confusione.

Questa è solo una piccola parte di un viaggio immenso regalato dalla mostra a Palazzo Reale, realizzata grazie al Musée National Picasso di Parigi: tutte le opere presenti a Milano provengono infatti dalla capitale francese, che ha dato i natali all’arte stessa del pittore spagnolo. Una mostra capace di smuovere il turismo nazionale: treni, aerei e automobili hanno permesso a moltissimi turisti di recarsi nel capoluogo lombardo, richiamati dal fascino dell’incredibile opera di Picasso, un pittore, un poeta e senz’altro un uomo che vorrebbe essere bambino. L’allestimento diventa un modo di fare arte che funziona dunque nel sociale: il panorama museale italiano non può che godere della mostra di Picasso e, perché no, farne tesoro.

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