Germania, modella nuda in tram – IL VIDEO

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Metti una modella in tram. Filiforme e completamente nuda, la ragazza si aggira tra i passeggeri indossando soltanto una borsetta e un paio di occhiali da vista. Accade in Germania e non è una candid camera, ma la provocazione dell’artista svizzero Milo Moire. La performance dal titolo “The Script System” consiste nel rimpiazzare i vestiti della modella con delle scritte e farle attraversare Dusseldorf, nell’ora di punta, sui mezzi pubblici. Scopo dell’opera d’arte un pò sui generis, secondo quanto illustrato da Moire, è far sì che “la nudità diventi scudo contro gli stereotipi, permettendo all’artista di diventare invisibile”.

di Daniela Vitello 2 maggio 2013



6 Commenti

  1. turi

    02/05/2013 at 12:43

    Ammirevole l’indifferenza della gente

    • Cassandra

      02/05/2013 at 20:31

      turi,

      secondo me questa donna non mirava a impressionare esponendo “carne murtizza” a prezzo vile. La sovrabbondanza del “mercato” ha finito col procurare nausea e non interesse. E’ probabile che mirasse ad altro tipo di sport molto praticato dal genere umano, di questi tempi: quello della stupidità.

  2. Anello (al naso)

    03/05/2013 at 13:20

    Concordo sulla stupidità dell’iniziativa.

    RICORDO alla redattrice che ” un po’ ” si scrive con l’apostrofo che indica il troncamento della parola “poco” e non con l’accento. Spero che abbia interesse (contrariamente a molti cattivi esempi) a dotarsi dei ferri del mestiere dello scrivere. Fanno la differenza tra un professionista serio ed uno senza qualità. Coraggio.

    • Cassandra

      03/05/2013 at 15:46

      Anello
      lei che concorda, si merita un regalo, semmai non lo possedese già.
      Sono sempre ghiotto dei suoi interventi, a … prescindere

      La fata della stupidità

      Gianfranco Ravasi

      La tenera fata della stupidità è discreta e s’adatta meravigliosamente al bene e al male, al sapere e all’ignoranza, all’uno e all’altra, a voi come a me… La ragione è in grado di smascherare il male che si cela perfidamente dietro la bella menzogna. Ma di fronte alla stupidità la ragione è impotente. Non ha nulla da smascherare. La stupidità non porta maschere. E’ innocente. Sincera. Nuda. E’ indefinibile.
      Sto leggendo l’ultimo libro, intitolato il sipario (Adelphi), dello scrittore ceco Milan Kundera,divenuto famoso una ventina di anni fa per il romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere.Mi diverte questa sua vivace rappresentazione della stupidità, fatina tenera, discreta, apparentemente innocente e sincera e, soprattutto, invincibile. Con la stoltezza non si può combattere perché è come una mucillagine che si squaglia o prende nuove forme appena la colpisci. Non la puoi smascherare nelle sue incongruenze come si fa con l’errore, perché è senza maschera, vana e vacua.
      Purtroppo, senza voler fare i supponenti, bisogna riconoscere che la stupidità s’infiltra dappertutto, in dosi piccole o massicce e riesce a rendere insipiente il pensiero di molti, ridicole certe espressioni d’arte, fatuo il comportamento sociale, dissennata la politica, banale persino la religione e scipita la stessa vita. La sua forza non è tanto nelle capacità perverse (che non ha) quanto piuttosto nella quantità della sua diffusione che nasce dall’imitazione. L’unica volta che incontrai lo scrittore Riccardo Bacchelli mi disse di temere proprio questa diffusività: “Gli stupidi – mi disse – impressionano non foss’altro che per il numero!”. Bisogna, perciò, essere sempre vigili per non essere infettati da questo morbo dell’anima.
      Avvenire – mercoledì 20 luglio 2005

    • Anello (al naso)

      06/05/2013 at 11:12

      @ Cassandra
      La ringrazio per il dono. Molto gradito.
      Ricordo che una scrittore siciliano, alla domanda sulla percentuale dei cretini, rispose: il 95% e mi tengo basso…

      Dello stesso scrittore le invio un brano

      LA SERRANDA E I PRIVILEGI DEL CRETINO
      di Aldo Sarullo

      Più o meno dalla seconda metà del XX secolo le aperture degli immobili, soprattutto per occultare la luce, vennero dotate di una fitta sequenza di assi avvolgibili detta serranda. Scoppiò una polemica con chi ne propose la retroattività progettandone la installazione anche al Colosseo, ma si risolse presto perché una apposita commissione accertò che lì non vi dormiva nessuno. Anche il nome, serranda, creò qualche problema. Si eccepì che obbligasse a tenerla chiusa poiché letteralmente significa: che si deve serrare. Ma prevalse la tesi sostenuta da chi ricordò che come le mutande non obbligassero al cambio appena indossate per il semplice motivo che il loro nome prescrive il mutamento, anche le serrande potevano abusare e rimanere aperte. Il gerundio è una cosa, l’uso un’altra e genera i sostantivi. Per aprire e chiudere le serrande si utilizzò un resistentissima fettuccia, detta dai più corda, larga circa quattro centimetri e lunga quanto basta. Il cretino e il genio, i due opposti dell’intelligenza umana, sono distanti tra loro quanto, in larghezza, i due margini della fettuccia. Sono cioè vicinissimi. Infatti compiono ogni giorno le medesime azioni, provano i medesimi sentimenti, hanno i medesimi bisogni. Insomma spesso e a prima vista sembrano uguali. Differiscono soltanto in pochissime occasioni e in pochissime azioni, quelle che fanno di un cretino un cretino e di un genio un genio. Differiscono anche nella consapevolezza: il genio spesso è consapevole di sé, il cretino raramente. Infatti quello che riesce a temere di esserlo viene gratificato dagli altri e definito soltanto mezzo cretino. La fettuccia della serranda è costituita da una miriade di sottilissimi fili che la percorrono in lunghezza e che, di conseguenza o sono più vicini a un margine o all’altro. Uguale è l’intelligenza. Per tipologia e quantità può essere più vicina al genio o più prossima al cretino. O così così. Tranne che per le mamme, specialmente quando i figli hanno l’età scolare. Non nel senso di far gocciolare. Il cretino, oltre a quest’ultimo privilegio familiare limitato però nel tempo, gode di altri vantaggi. Uno, micidiale, è la memoria. Quando egli ne possiede molta si crea un corto circuito di comunicazione. A chi lo osserva infatti appare colto e invece è soltanto istruito (e non cresciuto, consapevole del mondo) e su questo pericoloso equivoco il cretino costruisce la propria fortuna, carriera, stima etc. Raffrontando un contadino siciliano con un barone universitario non raramente il primo è più colto, cioè più cresciuto. Il secondo erudito, ma umanamente incompiuto. Altro vantaggio: il cretino si piace, sempre. Usa le orecchie come specchio della propria identità e si ascolta sempre ammirato. Càpita anche al genio, ma da lui gli altri traggono vantaggio. E ancora, il cretino rende tranquilli i miserabili, li rassicura con la propria deficienza. Il genio li mette, senza volerlo, in fuga e poiché i miserabili a volte detengono il potere nelle sue multiformi espressioni, ecco che le difficoltà sono maggiori per il secondo che per il rassicurante primo. E se nessuno può dirsi tanto fortunato da non frequentare cretini, nessuno può dirsi immune dall’essere cretino di tipo B. Il tipo A è relativo ai cretini stabili, il tipo B invece è relativo ai cretini saltuari e, con rispetto parlando (ed escludendo i cretini stabili che non lo accetterebbero mai), siamo tutti esposti a viverne l’esperienza da protagonisti. “Sono stato un cretino…”, chi nella propria vita non se l’è detto? Ma non per commiserarsi, ma proprio per auto-disistima meritata. Credo che anche al genio sia capitato. Il rischio maggiore si corre nei momenti difficili, dinanzi a situazioni estreme o angoscianti. Poiché però ogni individuo, anche il cretino, possiede una riserva di intelligenza in più, come una scorta nascosta nelle pieghe dell’identità, è alla ricerca veloce di questa che dovrebbe ricorrere e darsi aiuto. Chi ne è consapevole dovrebbe allenarsi a farne uso. E’ gratis e veramente utile.
      Io spero che dopo questa lettura non insorgano crisi di contatto con la fettuccia delle serrande, non è come stringere l’umanità e neanche un modo per tenerla in pugno. E’ tempo di vacanze e ho accettato la proposta della Surreal Tour (che vi consiglio). Occhio al rientro però, poiché, non dimentichiamolo, la differenza tra gli uomini e i topi sta nella consapevolezza della fogna. I secondi sanno dove si trovano. Ma questo è un altro discorso.

  3. chucko

    09/05/2013 at 13:19

    …modella “filiforme”??!!

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